Pordenone, il cantiere pubblico dei miracoli: finito in anticipo e risparmiando i soldi pubblici

Il Polo tecnologico di Pordenone sarà inaugurato 82 giorni prima del
previsto. E 2,5 milioni del budget verranno restituiti alla Regione. I consiglieri di amministrazione dell'istituo hanno deciso di lavorare gratis

Pordenone L’unica sacca di inefficienza, dovuta più che altro all’attenzione, tipicamente friulana, prestata al fare piuttosto che al comunicare, è rimasta impigliata nella pagina del sito internet dedicato al Polo tecnologico di Pordenone. «In data 26 febbraio 2009 - recita il burocratese utilizzato per descrivere il progetto della struttura pensata per l’innovazione delle imprese - sono stati avviati i lavori del cantiere che dureranno 546 giorni (data ultimazione lavori fissata per il 25 agosto 2011)». A furia di fare presto e bene, non si sono curati di aggiornare il sito: l’inaugurazione dell’importante opera pubblica è stata già fissata per venerdì 10 giugno alle 17, con 82 giorni di anticipo sulla tabella di marcia.

Ma il ministro Mariastella Gelmini, che venerdì taglierà il nastro, sarà lieto di apprendere un’ulteriore e forse ancora più gradita, visti i tempi di magra, modifica dei piani originari. Dei 6 milioni e mezzo di euro di esborso a carico della Regione Friuli Venezia Giulia previsti nel piano finanziario, ne sono stati spesi solo 4 e saranno quindi restituiti all’ente erogatore 2 milioni e mezzo.
Ricapitolando: quasi tre mesi di anticipo sulla tabella di marcia e un risparmio di quasi il 40 per cento sulla spesa a budget. In un paese normale questi sarebbero eventi normali, legati a una normale gestione della cosa pubblica. In Italia questa performance friulana diventa un’eccezione in grado di strappare stupiti mormorii di meraviglia a tutti coloro che vengono a conoscenza di questo strappo alla regola. Di solito, infatti, capita l’esatto opposto: i tempi si dilatano all’inverosimile e, di conseguenza, i costi lievitano a causa delle innumerevoli varianti in corso d’opera non previste nell’appalto iniziale. A Pordenone no, queste cose non si fanno.

A Pordenone si fanno le cose per bene. «Ci siamo resi conto - ha detto il presidente del Polo tecnologico di Pordenone, Michelangelo Agrusti, al Gazzettino - che il primo progetto prevedeva una sede immensa rispetto alle esigenze effettive. In più il terreno acquistato era eccessivo. Così abbiamo ridimensionato la sede e venduto l’area che non serviva. E in più abbiamo fatto economie sui lavori». Hai detto niente. Il Polo tecnologico è una società consortile che ha come socio di maggioranza la Regione e come altri soci l’Università di Pordenone, l’Unione industriali della Provincia di Pordenone, Area science park e la Banca di credito cooperativo pordenonese. La guida pubblica spesso, anzi quasi sempre, in Italia è sinonimo di gestione lasca, se non allegra, dei finanziamenti. Stavolta è successo il contrario, forse perché la struttura, che occupa quasi quattromila metri quadrati, è destinata a dare ospitalità a un’ottantina di imprese (tutti i posti sono già stati assegnati), abituate a ragionare in un’ottica di conto economico, e quindi risparmiando il massimo, specie in tempi di magra come questi.

Per questo tutti, a cominciare dall’architetto Luciano Campolin, autore della soluzione progettuale, alla società Cooprogetti che dirige i lavori per finire alle imprese costruttrici Altan Prefabbricati, Gaudenzi Climaimpianti e Presotto Ennio (tutte di Pordenone), hanno fatto in modo che quello che è normale in tutti i paesi avanzati del mondo lo diventasse, almeno per una volta, anche in Italia. Per chiudere il cerchio di una virtuosità da applausi, il consiglio di amministrazione di questo istituto, pensato e realizzato per spingere l’innovazione a tutti i livelli, ha approvato una delibera in cui stabilisce il gettone di presenza per ciascun membro. E quanto potevano guadagnare dei consiglieri che riescono a far terminare i lavori di realizzazione del Polo tecnologico tre mesi prima facendo risparmiare due milioni e mezzo di euro al contribuente? Zero euro, naturalmente. Approvato all’unanimità.