La porno-prof: «Sono finita in una trappola»

«Quei ragazzi mi hanno messo in mezzo, sono io la vittima». «Ne uscirò a testa alta»

Franco Sala

da Nova Milanese

Voce decisa, con un tono che si sforza d’essere convincente. Parla la professoressa di matematica protagonista dello scandalo a luci rosse che ha investito il mondo della scuola. Lei, alla media inferiore di Nova Milanese, era arrivata da poco e adesso deve difendersi da accuse pesanti: violenza sessuale e corruzione di minore. La cronaca racconta che avrebbe avuto rapporti sessuali con tre ragazzini nell’aula di sostegno, mentre altri due stavano guardando. Antonia, la chiameremo così, si difende con i denti, urla la sua innocenza, vuole sfogarsi, spiegare la sua versione dei fatti.
Professoressa, in tanti vogliono sapere cosa è realmente accaduto lunedì scorso in quell’aula di sostegno.
«Quello che avete scritto è del tutto pazzesco, non corrisponde alla verità, è incredibile».
Allora la collega che insegna educazione fisica ha preso lucciole per lanterne? È una bugiarda?
«Dico solo che quando si è affacciata io ero completamente vestita e non stavo assolutamente toccando i ragazzi.
Insomma, la vittima è lei?
«Sa, mi deve capire. Certi particolari non li posso spiegare. Sono oggetto d’indagine. In ogni caso i ragazzi mi sono venuti incontro con molta determinazione tanto che sono caduta dalla sedia».
Hanno fatto tutto loro, si sono spogliati, per metterla in imbarazzo?
«Ripeto, però mi ascolti e scriva quello che le dico perché voi giornalisti spesso travisate. Mi hanno avvertita di non rivelare nulla sulle indagini in corso perché coperte dal segreto istruttorio, comunque io confermo che sono caduta in un tranello, vittima di una brutta serie di circostanze, modi di pensare e violenza, tanta violenza».
Scusi in che senso?
«Ai miei studenti non ho fatto mai nulla di male, figuriamoci se potevo adescarli per mettere in atto quello che è stato riportato dalla stampa. Durante la mia vita mi sono formata dei valori, molti sani principi, parecchi dei quali derivano dagli insegnamenti che ho ricevuto dai genitori. Gli addebiti che mi sono rivolti non fanno assolutamente parte del mio modo di essere. Sono accusata di fatti gravissimi che sinceramente, lo scriva, lo scriva, non mi sono passati per la mente neppure per una frazione di secondo».
Adesso come si sente, cosa prova, con tutto qual clamore che ha sollevato il caso che la vede coinvolta anche sul piano giudiziario?
«Mi sento malissimo, sono distrutta».
Posso chiederle dov’è adesso?
«Lei può domandarmelo, ma io non le rispondo. Le dico solo che non sono né in Lombardia né in Molise ma in un’altra regione del nord ospite d’amici che mi vogliono bene e sanno che uscirò a testa alta da quest’incredibile vicenda».
Eppure, il quindicenne che quella mattina era nella classe di sostegno con lei, aveva memorizzato nella rubrica del telefonino il suo numero di cellulare.
«Guardi, non sono stata certamente io a fornirglielo. Ora vorrei risolvere questa storia al più presto».
Ma il desiderio della professoressa non sembra proprio facile da realizzare. Ieri sulla vicenda è intervenuto il procuratore capo di Monza, Antonio Pizzi. La prof rischia anni di galera. «Dai 5 ai 10 anni per corruzione di minorenni e fino a tre per atti sessuali con minori. Ascolteremo i cinque ragazzi per chiarire bene i contorni della vicenda. Sono giovanissimi ma con una psiche già formata, e in grado di dare un resoconto reale di quanto è accaduto lunedì scorso in quell’aula. Al momento, non possiamo prendere provvedimenti traumatici senza prima di verificare cosa è successo». E lo stesso ministro Fioroni è ieri intervenuto sulla vicenda dicendo che la professoressa è stata sospesa dal preside e dalle autorità scolastiche regionali. Dopo le decisioni della magistratura si deciderà anche il suo futuro professionale.