Da pornodiva a regina del casale

Paolo Bertuccio

Ufficialmente serve ad invocare una mano benevola per il frumento, i pomodori e l'insalata, ma chissà che non sia utile a raffreddare i penseri un po’ troppo peccaminosi di qualche avventore. Il mondo è proprio strano, vien da dire: una cappella votiva della Madonna dei Campi piazzata proprio all'ingresso di un ristorante-sexy club. Sacro e profano a Cascina Orlowsky, in mezzo alle splendide campagne di Castelnuovo Bormida, poco distante da Acqui e Ovada. Una bella tenuta di qualche ettaro che porta il cognome d'arte della proprietaria, quella Eva che a cavallo degli anni '80 e '90, in compagnia di tali Moana Pozzi e Ilona Staller detta Cicciolina formava un tridente da sogno (erotico), da serie A del porno all'italiana.
Anni di divismo applicato all'hardcore, con file interminabili fuori dai locali dove si esibivano le star dell'agenzia di Riccardo Schicchi. Bei tempi, nei ricordi di Eva che in realtà si chiama Luisa Pistarino ed è genovesissima: «Il nome lo scegliemmo per dare un'idea esotica, come spesso capita nel mondo dello spettacolo. Poi in quegli anni c'era Teresa Orlowsky, una pornoattrice polacca piuttosto apprezzata. Non se l'è mai presa per questo piccolo furto: l'ho conosciuta, è una vera signora». A quanto pare, la triste realtà del porno nell'anno di grazia duemilasei è che manca il nome di punta, la diva che tutte le altre devono seguire. Troppi film, troppo uguali, troppo scadenti. «Noi facevamo film girati in pellicola, con budget importanti. Tutti ci conoscevano, anche quelli che non hanno mai visto un porno in vita loro. La parola pornostar era pienamente giustificata».
Vero. Eva, Moana e Cicciolina, insieme ad altre attrici del giro, andavano in televisione, finivano sui giornali. Facevano scandalo e suscitavano simpatia, come quella volta che s'inventarono l'ormai leggendario Partito dell'Amore e si presentarono alle politiche del 1992. Si parlò tantissimo della loro campagna elettorale, del loro comizio romano preceduto da una sfilata nel centro della Capitale a bordo di un carro scoperto almeno quanto il loro corpo. Non ottennero nemmeno un seggio, ma la battuta che circolava di più nel dopo-elezioni era «Ho votato per un altro, ma mi dispiace che il Partito dell'Amore abbia perso».
E la politica è rimasta nel Dna di Eva. Si è candidata «più che altro per gioco» al posto di Sindaco di Acqui Terme nel 1993, e poi nel consiglio comunale di Castelnuovo, cinque anni fa. «Avevo un programma serio, l'ho presentato personalmente, porta a porta: volevo far costruire il casello dell'autostrada qua vicino. Non ho vinto le elezioni, ma ho vinto la perplessità della gente, che da allora non mi guarda più come “quella del porno”».
E in effetti Luisa/Eva è contenta di avere un buon rapporto con Castelnuovo Bormida. Ora il suo presente è qui, nel casale e nei prati, insieme al compagno di vita Titti e animali di ogni genere: l'asino Birillo che accoglie placidamente ogni visitatore, il torello Adamo, sei cani, qualche gatto e un numero imprecisato di galline, pulcini e oche. «Il sogno della mia vita, eccolo realizzato. Abitare in campagna e avere un mio locale in cui divertirmi a stare tra la gente e offrire loro, tra un piatto afrodisiaco e l'altro, qualcuno dei miei spettacoli». Già, gli spettacoli dal vivo: la vera passione di Eva Orlowsky, molto più dei film, l'ultimo dei quali risale ormai a dieci anni fa. «È un modo di esprimersi molto particolare, quello del live show. Più emotivo, se vogliamo, sicuramente coinvolgente. Ne ho fatti tanti, soprattutto quando è scoppiata la mania delle fiere erotiche, alla fine degli anni '90». Ora l'esibizione di Eva è un po' più edulcorata: «Poche concessioni alla volgarità, mi piace di più giocare sull'ironia. Ci sono solo io, e cerco solo di creare un'atmosfera piacevole e divertente». Ma non è pur sempre uno spettacolo per soli uomini? «Non è affatto detto: è frequente che chi ha festeggiato qui un addio al celibato torni qualche tempo dopo per passare una bella serata in compagnia della moglie».
Alle pareti del ristorante, un'ex cantina di cui conserva ancora il fresco, sono appese le grosse locandine di film come «La motociclista» («Ho guidato davvero la Harley Davidson»: bene, niente controfigura...), «La camionista», «Le streghe di Darash». «Un film di qualità - spiega la protagonista - si vede fin dal titolo. Non dev'essere troppo esplicito, e assolutamente non ci devono essere quegli orribili e pesantissimi giochi di parole. La serietà, prima di tutto. È anche per la mancanza di serietà che ho smesso di girare». E gli ineccepibili titoli sopra citati hanno assunto una dimensione di culto per i ragazzi di allora che avvicinano Eva per chiederle l'autografo e le riconoscono un valore pedagogico: «Siamo cresciuti con te, grazie».
Niente male per una che ha iniziato a lavorare in un ambito distante mille miglia: Pistarino Luisa, ex infermiera professionale e strumentista in sala operatoria presso l'ospedale San Martino di Genova. Un discorso serio, serissimo, al di là delle allusioni al «giocare al dottore», situazione classica, quasi banale dei film erotici. «Un lavoro che mi piaceva, ma dal quale sono scappata: non c'entra la carriera nella pornografia, quella è venuta qualche tempo dopo. È che mi mancava quel po' di necessario cinismo. Soffrivo per gli altri». Molto meglio risollevare lo spirito altrui in altre maniere? «Be', sono soddisfazioni. Quelli che mi ringraziano per i vecchi film, così come quelli che vanno via contenti da Cascina Orlowsky: è per merito mio, e sono felice». E il menù afrodisiaco funziona? «Non lo posso sapere. Però la gente di solito torna...». La madonnina chiuderà un occhio.