La pornoguerra di Gaza

Ieri alla guerra, che è sempre tragica, si è aggiunta la commedia, ma una commedia mortale, nello stile della guerra di Gaza. La possiamo chiamare sesso fatah e Hamas. È venuta a galla gorgogliando, mentre nel mondo parallelo dello scontro israelo-palestinese si svolgeva una grossa operazione di attacco soprattutto alla Jihad islamica, con Hamas, l’organizzazione responsabile del lancio dei missili Kassam, nel corso della quale l’esercito israeliano ha ucciso dodici militanti quasi tutti della fazione, segnando di fatto l’inizio della gestione Barak del ministero della Difesa.
Il quotidiano israeliano Maariv l’ha rivelata: anche se Fatah ha cercato di distruggere quanti più documenti possibili nei quartieri generali dei suoi apparati di sicurezza prima che gli uffici cadessero in mano ad Hamas, pare che i nuovi padroni di casa vi abbiano trovato, oltre ad armi e documenti di ogni genere, un vero tesoro in film, nei quali molti membri della leadership palestinese si esibiscono (immaginiamo a loro insaputa) in performance sessuali. Si tratta in gran parte di uomini sposati, che quindi contravvengono alle norme più sacre di una società patriarcale come quella palestinese. Fra le decine di personaggi che nei film si vedono in compagnia di ragazze molto giovani, c’è un ministro famosissimo di uno dei governi di Fatah, un alto ufficiale dei servizi segreti palestinesi sempre di Fatah, ma anche, per esempio, un uomo di punta di Hamas, quindi ultrareligioso, filmato mentre si intrattiene con una ragazza. Ambedue le parti sono dunque archiviate per essere fatte oggetto di ricatto dagli agenti che ormai hanno visto il loro prezioso bottino cadere in mano di Hamas. Pare anche, da documenti mostrati dalla televisione israeliana, che l’uomo abbia accettato di diventare un agente dei servizi e di dare loro informazioni su Hamas.
I film sono stati girati nelle case, in alberghi e persino negli uffici dei protagonisti. Un dottore è stato ripreso in ospedale, ha raccontato una fonte dell’ala militare di Hamas, e ha specificato che le donne impiegate nella sporca operazione erano a volte «specialiste di alta classe come i loro destinatari, a volte provenienti dall’estero».
La squallida rete di ricatti tessuta intorno a questa vicenda e portata alla luce soltanto perché qualcuno da Gaza si è deciso a passarla a un giornale israeliano, è ancora attiva e fa capire perché i membri di Fatah fuggiti da Gaza e rifugiati nella Cisgiordania sono relativamente quieti rispetto alle atrocità compiute a Gaza. Il solito membro di Hamas dice: «Non osano attaccarci perché sanno che cosa abbiamo. Temono che, se parlano, noi riveleremo i fatti loro». Ziad Abu Ziad, avvocato, giornalista, ex ministro per Gerusalemme di Fatah, è disgustato ma cerca di calmare le acque: «Abbiamo visto impensabili atrocità in questi giorni, questa è solo una storia di contorno, tutto il mondo ha i suoi scandali sessuali, Israele certo non dimentica quello di Netanyahu e quello recente del suo presidente della Repubblica». Vero. E tuttavia c’è un elemento importante e sconosciuto nell’accumularsi della quantità di storie di odio, di ricatto e di ferocia che emergono nel mondo palestinese in questi giorni: innanzitutto mostra la profondità e la pervasività della frattura fra le parti antagoniste, la determinazione a ferirsi con qualsiasi arma all’interno di quella che fino a poche settimane fa veniva considerata una collettività guidata da un senso di imprescindibile solidarietà.
È la stessa identità palestinese intesa come la volontà di un popolo di fondare un futuro comune che in questo periodo mostra la corda, e questo scandalo sessuale non è un episodio di pura corruzione, è un’altra tessera del mosaico della frattura tra Hamas e Fatah.
In secondo luogo, la vicenda dei video è un succedaneo di quelle atrocità, le defenestrazioni, le fucilazioni sommarie, le stragi di donne, gli attacchi agli ospedali cui abbiamo assistito nei sei giorni dello scontro a Gaza e che rendono difficile continuare a vedere i palestinesi come vittime, come oggetto di crudeli violazioni dei diritti umani. Tutti quelli che hanno visto nel mondo palestinese l’oggetto innocente di un crudele attacco, l’incarnazione del buono e del giusto contro la crudeltà del mondo occidentale, chi immaginava che il male palestinese fosse nell’occupazione, ha dovuto ricredersi.
Fiamma Nirenstein
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