Porsche Panamera Turbo S da 0 a 100 in meno di 4 secondi

La manovra finanziaria, poco aria approvata, con encomiabile rapidità, anche questa volta sembra aver trascurato di considerare le enormi difficoltà nelle quali si imbattono i migliaia di imprenditori e le decine di migliaia di addetti del settore automotive. Il mercato italiano, sia in termini di unità vendute che in termine di valore, in questa prima metà dell’anno perde colpi rispetto al passato. Il valore delle vendite di vetture nuove, che qualche anno fa era intorno ai 40 miliardi, nel 2010 è di poco superiore ai 33 e si prevede un'ulteriore discesa nel 2011 a 32,5. Questi dati, considerando le decine di migliaia di persone impegnate in questo settore, dovrebbero indurre il legislatore a riflettere sugli interventi da proporre per invertire la rotta. Invece, nella nuova finanziaria ci troviamo di nuovo delle iniziative penalizzanti, come l’aumento dell’accise sui carburanti e il superbollo, che avranno l’effetto di deprimere ulteriormente, il già depresso mondo dell’auto. Facendo riferimento al quadro europeo, le vendite del 2011 sono più o meno simili a quelle del 2010, ma andando ad analizzare i singoli Paesi, notiamo che la Grecia ha quasi dimezzato le vendite, la Spagna ne ha fatte il 25% in meno, l’Italia assieme al Portogallo 15% in meno, la Gran Bretagna 7% in meno. Mentre la Francia cresce, la Germania idem del 15%, e il restante comparto del Nord Europa e della Scandinavia altrettanto.
Ma per quanto, ancora, ci possiamo permettere di non intervenire con misure legislative atte a bloccare la perdita di volumi e a far riprendere un cammino di crescita prima creare dei danni difficilmente recuperabili in questo settore. In questi mesi, e in precedenti articoli, abbiamo cercato di dare delle indicazioni per riproporre l’auto come «amica» e non come «nemica», privilegiando la vendita di veicoli a basso livello di consumo e di emissioni di CO2 e veicoli a propulsione ibrida ed elettrica. Sempre in un quadro europeo, questi temi il legislatore li ha affrontati. Tutti i Paesi, più o meno, hanno sviluppato un piano, l’Italia è il fanalino di coda e la Germania, come al solito, ha promulgato un prpgetto molto organico dove si punta ad avere un milione di auto a batteria circolanti per il 2020 con uno stanziamento di un miliardo. Dispiace dover citare sempre esempi virtuosi stranieri, chissà quando noi italiani saremo in grado di fare sistema con i talenti individuali che abbiamo, ed essere tra i più innovativi nelle soluzioni e dedicarci alla crescita.
*Presidente Areté Methodos