Porta la moglie in Olanda per farla morire

La donna, secondo il marito, era in coma irreversibile ma i medici
italiani si rifiutavano di staccare la spina. Così l’ha trasferita nel
suo Paese, dove l’eutanasia è legale: "Non volevo che dovesse aspettare
come Eluana"

Un cervello spento, un sondino in gola a obbligarti a vivere, un po’ come si fa con le piante, e il bip martellante di una macchina come macabro metronomo che scandisce i battiti di un sonno tenuto «sveglio» per forza. Nella speranza del miracolo.
Eluana Englaro, addormentata come un fiore senza più petali, in questo stato rimase 17 anni. Mentre fuori c’era chi lottava: chi per «lasciarla andare»; chi per farla «resistere». Un’agonia infinita, spezzata da un padre, dai giudici e da un medico finito sotto processo.
Anna Busatto non ha dovuto attendere così a lungo. La spina se l’è fatta staccare in Olanda. Lo prevede la legge per chi non ha più speranze. E lo chiede. Come aveva dettato lei, nel suo testamento biologico. Sposata con un olandese e con doppio passaporto, per andarsene ha bypassato la nostra legge che «non c’è». Martin Van den Burgt, aveva chiesto ai medici italiani la «dolce morte» per la sua donna. Anna, 57 anni, era in grado di respirare da sola ma da un anno per nutrirsi aveva bisogno di un sondino. Il caso stavolta non è finito sul tavolo di magistrati e medici periti, le coscienze non hanno dovuto litigare sull’etica, su quanto si possa disporre della propria esistenza. Su precetti e religione. Fino a marzo Anna era stata tenuta in ospedale a Mirano. Poi era stata rimandata a casa, con istruzioni per continuare l’assistenza. Martin continuava a chiedere che fossero esaudite le volontà della sua compagna, ricevendo però sempre la solita risposta: «Non si può staccare la spina».
Anche per un eventuale lungo trasporto la dirigenza dell'Asl 13, l'azienda sanitaria di Riviera del Brenta e Miranese, era preoccupata di non riuscire a garantire la vita della paziente nel tragitto in ambulanza. Ma non solo: nel nostro Paese il testamento biologico non ha valore giuridico.
L’amore contro la scienza, la speranza. E la fede. In Olanda, Belgio, Svizzera, l’eutanasia è ormai pratica comune. Si scopre che in Francia il 94% della gente sarebbe favorevole a una legge che l’autorizza, un dato in aumento di 6 punti rispetto al 2001.
Per quanto riguarda Anna però c’era il dubbio. Il direttore sanitario dell’Asl 13, Filippo Accietto, nei suoi referti parlava di «coma vigile». Lui, forse, intravedeva una luce. «Non è vero - ribatteva il marito - mia moglie è in stato vegetativo. Lei di giorno apre gli occhi e di notte li chiude. Non si può ancora dire stato vegetativo permanente, bisogna attendere almeno sei mesi. La sua condizione è assolutamente identica a quella di Eluana Englaro. La differenza, è che io non posso e non voglio passare 17 anni in causa per farla smettere di soffrire».
Nel frattempo, Martin la accudiva con amore, mostrava addirittura su internet le immagini del calvario, negli ultimi tempi vissuto nella loro casa, una dolce villetta costruita come un nido in via Rossini a Gardigiano di Scorzè, in provincia di Venezia.
«Non ho mai voluto l'eutanasia, ho solo chiesto che si evitasse l'accanimento terapeutico», racconta.
A giugno, la svolta: Martin era riuscito a trasferire la moglie in una casa di cura nel suo Paese d’origine grazie all'ambulanza messa a disposizione da una ditta olandese. «Anna si è spenta lo scorso 14 ottobre per morte naturale - spiega ora -, l'abbiamo accudita e curata fino all'ultimo. Ma aveva grossi problemi ai reni, aveva avuto una grave polmonite. I medici hanno eseguito la stessa procedura effettuata su Eluana Englaro e le hanno staccato il sondino». Interruzione delle cure, dunque. Tecnicamente non si potrebbe parlare di eutanasia. «Era quello che voleva, me l'aveva chiesto lei - continua Martin -. Così sono riuscito a far rispettare la volontà di mia moglie».
Anna, cattolica come suo marito, è stata cremata, e dopo una cerimonia in Olanda si terrà un secondo rito funebre in cimitero a Gardigiano, giovedì alle 11.30. «La messa non è stato possibile celebrarla - spiega Van den Burgt -. Non importa, la saluteremo in un altro modo, faremo un'altra cerimonia. L'importante è ricordarla in qualche modo, amici e parenti la saluteranno per l'ultima volta giovedì».