Portantino di giorno, stupratore di notte

Un saluto sotto casa della fidanzata, nel quartiere San Giovanni, avrebbe dovuto concludere l’uscita di una coppia di fidanzati che avevano fatto le ore piccole, divertendosi fino alle cinque di ieri mattina in una discoteca. Ignara di quello che le sarebbe capitato di lì a poco e che il suo aggressore, F.F.di 41 anni, fosse già nascosto nell’androne pronto a braccarla, la ragazza, di 20 anni, ha aperto il portone del palazzo dove abita e ha chiamato l’ascensore, non sospettando minimamente nulla. L’uomo, un barelliere di una cooperativa ospedaliera, ha atteso che le porte dell’ascensore si aprissero e prima che la ragazza potesse digitare il numero del piano dove è ubicato il suo appartamento, si è introdotto nell’ascensore, bloccandone la corsa. Il portantino ha estratto un coltello e l’ha puntato alla gola della giovane donna. Dopo essersi fatto consegnare il denaro nel portafoglio, ha aggravato la situazione, tentando di violentarla. Ma è stata la reazione della vittima, che ha iniziato a urlare a squarciagola nella disperata richiesta di aiuto, a essere anche la sua ancora di salvezza. L’uomo ha intuito che da un momento all’altro qualche inquilino del palazzo avrebbe potuto sentirla e accorrere in suo aiuto e, spaventato, è fuggito. Dopo aver visto schizzare via il suo aggressore, la ragazza ha chiamato la polizia. Sono stati i dettagli e la descrizione fornita dalla giovane a inchiodare il suo aggressore. Gli agenti della squadra mobile della Questura sono riusciti infatti, a rintracciarlo verso le dieci del mattino all’ospedale Bambin Gesù. In una nota dell’ospedale viene però smentito che l’uomo lavorasse lì come portantino: «Verifiche approfondite hanno evidenziato che un soggetto riconducibile alla descrizione potrebbe aver lavorato in una cooperativa che ha fornito servizi all’ospedale, in un periodo di tempo circoscritto, da luglio ad agosto di quest’anno. Non risulta inoltre la circostanza di un arresto effettuato presso l’ospedale». L’unica cosa certa per ora, emersa dalle indagini degli investigatori, è che l’uomo non era nuovo a questi episodi. Era infatti uscito dal carcere nel 2006, dopo aver scontato una condanna di sei anni per i medesimi reati di rapina e violenza sessuale.
Dopo essere stato scarcerato, il «presunto» barelliere era in affidamento ai servizi sociali.