Portare i clandestini in Italia? Non è un reato

La Cassazione "assolve" un immigrato macedone che ha portato illegalmente la figlia nel nostro Paese: "Era in stato di necessità"

Portare i parenti clandestinamente in Italia non è un reato. Questo almeno dice la Cassazione che respinto il ricorso della Procura di Trieste cotro un immigrato macedone, regolare, che ha fatto venire nel nostro Paese la figlia al di fuori delle procedure previste dalla legge italiana. Eppure la Corte ha stabilito che un simile comportamento non può essere considerato illegale, perché giustificato dal cosiddetto "stato di necessità" previsto dal codice penale secondo cui "non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona , pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo..." La Prima sezione penale della Corte ha così respinto il ricorso contro l'assoluzione dal reato di favoreggiamento dell'ingresso clandestino nel nostro territorio fatto dalla procura triestina contro il Tribunale della stessa città che invece aveva assolto l’immigrato. L'uomo, un macedone di 39 anni era riuscito ad ottenere il ricongiungimento familiare con la moglie e cono un figlio, ma non era riuscito a portare in Italia l’altra figlia. La procura ha contestato il parere del Tribunale percè, ha sostenuto il pm, non c’era un vero "stato di necessita'" perché l’immigrato avrebbe potuto lasciare l’Italia e cogliere "le opportunità dell'espansione dell'economia macedone" per non abbandonare la figlia. I giudici della Cassazione però hanno bocciato la tesi della procura e bacchettato il Pm che, scrive la Corte, "affida la sua censura a considerazioni meramente congetturali afferenti improbabili o evanenscenti scelte alternative di la cui valutazione, a fronte dell'argomentazione dell'impugnata sentenza, non può avere ingresso in questa sede". Rimane un dubbio però: che lo stato di necessità possa essere usato come “trucco” da molti immigrati per introdurre clandestinamente i propri parenti in Italia.