Il portavoce dell'Ana: "Indegno stare coi No Tav col cappello degli alpini"

Dopo la denuncia del "Giornale", interviene l’associazione nazionale: "Chi in Val di Susa ha sfruttato i simboli del nostro corpo ne risponderà"

«Scene come quella dell’altra mattina a Susa, con dimostranti che issano la bandiera “No Tav” sul mo­numento ai caduti, là dove deve es­serci il solo tricolore, fanno rabbrivi­dire. E nessun vero alpino vuole ave­re a che fare con gli autori di gesti si­mili ».

Cesare Lavizzari, consigliere e portavoce dell’Associazione na­zionale alpini ( Ana). Eppure mol­te delle penne nere che domenica scorsa hanno partecipato ai cor­tei in Val di Susa rivendicano il lo­ro diritto a portare il cappello quando vogliono e a partecipare a manifestazioni come quelle dei «No Tav» in qualità di alpini.
«Intendiamoci: chiunque abbia servito nelle truppe alpine, in servi­zio di leva o come volontario, ha dirit­to di indossare il cappello. Ma essere un alpino non si riduce a portare un copricapo. Per noi essere alpino vuol dire molto altro. È una questione di spirito, di animo, di rispetto».

Quindi?
«Quindi nessun vero iscritto al­l’Ana, e tra i manifestanti in Val di Su­sa ce n’erano pochissimi, meno di dieci, porterebbe mai, per rispetto al corpo e ai commilitoni, il cappello a un evento simile, consapevole che per forza di cose trascinerebbe tutti gli alpini in una polemica assurda».

C’è chi dice che la vera assurdità sia stata portare 150 militari del­la Taurinense a Chiomonte per presidiare il cantiere. Si è parlato di tradimento, li hanno chiamati «mercenari», «forze di occupa­zione».
«Un attacco ai nostri ragazzi inac­cettabile. Ma stiamo scherzando? Un reparto in armi non può far altro che obbedire e fare ciò che è stato co­mandato. Un rifiuto a un ordine, quello sì che sarebbe un attentato al­la democrazia. Fermo restando che personalmente ritengo sia stato po­co saggio mandare proprio gli alpini in Val di Susa».

Perché?

«Beh, era ben prevedibile che in un territorio montuoso, abitato da moltissimi ex appartenenti al corpo, si sarebbe creato questo tipo di ten­sione. C’è da dire comunque che se le manifestazioni fossero pacifiche non ci sarebbe il bisogno di inviare al­cun soldato a presidiare i lavori».

Ma qual è la posizione ufficiale dell’Ana in tutta questa vicenda?
«Assolutamente nessuna. Non en­triamo nel merito e non diamo indi­cazioni di alcun tipo ai nostri iscritti, che possono manifestare, sempre pa­cificamente e in modo decoroso, il lo­ro sostegno a qualsiasi causa. Solo ri­badiamo che in queste occasioni non possono indossare il cappello con la penna nera».

Eppure c’è chi l’ha fatto .
«E sarà chiamato a risponderne».

A cosa vanno incontro?

«Dipende. Ogni caso è a sé, e sarà esaminato singolarmente. Comun­que, le sanzioni dell’associazione vanno dalla semplice censura al­l’espulsione ».

Alpini che insultano alpini, prov­vedimenti disciplinari, polemi­che. Siamo di fronte alla rottura dello spirito di unità del corpo?

«Assolutamente no,tutt’altro,pen­so che episodi come questi ci com­pattino ancor di più. Il portale dell’as­sociazione e la nostra pagina Face­book stanno ricevendo moltissimi messaggi sia da parte di commilitoni che semplici cittadini. Esprimono so­lidarietà a noi e ai ragazzi schierati a difesa del cantiere e sdegno per la vi­sione delle penne nere tra i fumoge­ni.