«Porte aperte agli immigrati senza lavoro»

Ma le organizzazioni degli extracomunitari scendono in piazza contro il governo e accusano Prodi: in campagna elettorale aveva promesso il paradiso

Emanuela Fontana

da Roma

Tutti gli immigrati in cerca di un lavoro potranno entrare in Italia a patto di portare con sé una dote di circa 2mila euro. È una delle novità in materia d’immigrazione a cui sta lavorando il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero. Mesi fa aveva già chiarito di voler «smantellare» la legge Bossi-Fini. Ma con questo nuovo provvedimento il ministro di Rifondazione prevede una rivoluzione nelle modalità d’ingresso degli stranieri in Italia. Si tratta di una nuova apertura delle frontiere dopo il decreto flussi, che prevede 350mila permessi di soggiorno in più oltre ai 170mila decisi a marzo dal governo Berlusconi, e dopo le nuove norme varate dal centrosinistra sull’immigrazione come l’ampliamento del ricongiungimento familiare. L’idea del «permesso anche a chi non ha lavoro» è stata lanciata da Ferrero in un’intervista a Il Sole 24 Ore. Secondo il ministro, è necessaria per gli stranieri «una pluralità di modi per entrare in Italia». E per smaltire le pratiche di richieste o rinnovo del permesso di soggiorno, con «ritardi che vedono i meccanismi di rilascio del visto ingarbugliati in un numero eccessivo di passaggi», il governo chiederà aiuto ai patronati dei sindacati: «Mercoledì prossimo firmeremo un accordo con i patronati datoriali e sindacali - ha chiarito Ferrero - una decina in tutto, che daranno una mano gratuitamente a smaltire parte del back office che si sta intasando agli Sportelli unici».
Al di là dei problemi tecnici di gestione dell’enorme mole di richieste, il governo deve provvedere però a varare «norme che dovrebbero sostituire la Bossi-Fini». Il progetto nuovo di Ferrero, completamente in contrasto con il testo del centrodestra, ma anche con la filosofia della precedente legge del centrosinistra Turco-Napolitano sull’immigrazione, è quello di assegnare un permesso di soggiorno temporaneo «anche a chi non ha un lavoro», o uno sponsor, una persona o un ente, che lo «chiami» e lo richieda per una determinata occupazione: «L’idea - ha precisato Ferrero - è quella di aprire la frontiera a cittadini extracomunitari in cerca di occupazione per un lasso di tempo che potrebbe andare dai sei mesi all’anno, purché entri con una sua dote».
Il calcolo del «budget» dell’immigrato corrisponderebbe alla cifra «che attualmente viene destinata alla malavita organizzata per entrare in territorio italiano». Potenzialmente tutti coloro che raggiungono il nostro Paese con mezzi di fortuna e arrivano sulle coste della Puglia o della Sicilia lo potranno fare ora in modo legale, con il permesso temporaneo, utilizzando gli stessi soldi come franchigia per la permanenza in Italia in cerca di lavoro. Ferrero aveva del resto dichiarato due giorni fa che con la nuova legislazione si vuole ottenere che «almeno l’80% di chi arriva nel nostro Paese sia regolare». Il ministro non ha ancora precisato, però, il destino di quegl’immigrati che non troveranno un’occupazione alla scadenza dei sei mesi o dell’anno. E dall'Udeur è arrivato un primo alt a questa proposta: «Non siamo d’accordo. Sarebbe una sorta di liberalizzazione della normativa sugli ingressi - ha avvisato il capogruppo alla Camera Mauro Fabris -. Bisognerebbe prima assorbire chi ha già un lavoro sul nostro territorio invece di aprire in modo indiscriminato le frontiere».
Le nuove norme introdurranno nuovamente la figura dello sponsor, anche «individuale». Il datore di lavoro dovrà «fare da garante alla persona che vuol assumere, assicurando vitto e alloggio per un dato periodo». Un’altro sistema d’ingresso sarà quello del «reclutamento nei Paesi d’origine attraverso corsi di formazione». In Finanziaria sono stanziati 50 milioni per un fondo destinato alle politiche dell’integrazione. Per il ministro questo fondo servirà soprattutto per abbattere «le barriere linguistiche».
Ma i rappresentanti degli immigrati vogliono di più: le azioni del governo Prodi non sono in ogni caso sufficienti. Ieri si è svolta a Roma una manifestazione, con circa 7mila stranieri di Asia, Africa, Sudamerica, in cui i partecipanti hanno accusato il premier di «aver promesso il paradiso in campagna elettorale», ma senza dare seguito a quei propositi. Hanno firmato un permesso di soggiorno «unico» da presentare simbolicamente in Parlamento.