Porte aperte nell’atelier di Giancarlino

Michele Greco

«Far pulizia di se stessi e della stanza» ci ricorda gli ultimi versi del poeta visivo Sebastian Carta. Così l’artista romano Giancarlino ha preso alla lettera la frase. Si è rasato. Ha dimesso i panni da pittore e ha riordinato il proprio studio. In via dei Cappellari 86, a quattro passi da Campo de’ Fiori, Giancarlino ha impiegato un mese per rendere il suo studio accettabile e promuovere così una esposizione d’arte contemporanea senza alcun ordine critico ma affidata al «caso».
Chiunque può,dal giorno dell’apertura e nei susseguenti, portare un suo lavoro ed esporlo. Giancarlino dice che la «sistemazione» del suo ambiente di lavoro lo ha caricato di energia e di nuove idee (parlando di Zen, dell’Oriente, di un animismo primitivo, sensibile).
A dirla tra noi, lo studio avrebbe avuto bisogno ancora di un altro mese. Giancarlino stesso spiega: «lo studio è disordinato, è pieno di carte, cartacce, refusi, articoli, porte, cassetti, armadi, pezzi, contenitori di oggetti trovati per strada - nel fiume parallelo al Tevere - che è via dei Cappellari».
Ci ricorda lo studio di Londra di Francis Bacon, enorme e cosparso di carte, appunti, giornali, disegni fin da far scomparire il colore del pavimento. Eppure, questi è stato uno dei più grandi artisti dei nostri tempi. Incoraggiato da una realtà divenuta storica, Giancarlino vive in uno studio di «raccolta», in uno studio comunque affascinante proprio per quella trascuratezza, per quel disordine che non compromette l’ordine mentale di chi lo abita.
Quindi una mostra di una trentina di artisti. In realtà l’esposizione si è presentata confusa anche se l’ambiente ed il suo disordine hanno conferito al percorso pittorico occasionale una luce romantica d’altri tempi dove tutto era povero ma genuino. Nell’insieme, senza soffermarci sul singolo artista, la qualità dei lavori è di buon livello con varianti stilistiche e di corrente. I linguaggi degli uni, si con-fondono con quelli degli altri, definendo una decodificazione del linguaggio convenzionale.
L’energia raccolta da Giancarlino dal rinnovato studio è stata trasmessa agli amici giunti, un po’ come si fa in una festa, con allegria e spensieratezza. La mostra comunque è dedicata alla memoria storica, al recupero di questa straordinaria pellicola emulsionata nel tempo da infiniti percorsi «fotografici», da piccoli e grandi eventi della nostra ed altrui storia.
Così i piccoli e grandi spazi pittorici o semplicemente compositivi degli artisti (quadri e quant’altro) si sono auto compiaciuti, arricchendo le pareti dell’ibrida galleria del loro tempo e delle loro storie; una sorta di narrazione scritta a capitoli dove il linguaggio delle composizioni figurali ci è apparso, non contraddetto dall’informare o dal concettuale di altre tendenze presenti, ma addirittura avvalorato in uno scambio reciproco di attenzioni emozionali. A nostro avviso l’insieme della esposizione è la vera opera d’arte; quella che Giancarlino ha composta e firmata con gli alfabeti dei suoi tanti amici artisti, accorsi a modulare e stimare più un bel rapporto umano coll’improvvisato gallerista, che non definire una seriosa serata espositiva secondo la convenzione e le abitudine dell’arte contemporanea. La mostra cresce e si amplia fino alla prossima settimana.