Le Porte arredate di luce dai professionisti del design

«Heavylight» è un’iniziativa della rivista «Interni» della Mondadori

Eleonora Barbieri

Luce e festa: così la rivista Interni ha voluto celebrare la 45ª edizione del Salone del mobile, con un progetto dedicato alla tradizione e alla cultura del design milanese, grazie anche al patrocinio del sovrintendente ai beni architettonici Alberto Artioli e dell'assessore agli Eventi Giovanni Bozzetti. Una manifestazione che concilia le antitesi, «Heavylight», luce e pesantezza, per un'iniziativa che coinvolge tutta la città, con dieci installazioni in altrettanti punti nevralgici del capoluogo.
Innanzitutto le porte, nate come luogo di delimitazione e ora simbolo di apertura verso l'esterno: «La scelta delle porte storiche, da Ticinese a Venezia, da Garibaldi a Porta Romana e Porta Nuova - racconta Gilda Bojardi, direttore di Interni, la rivista di Mondadori che da anni si occupa degli eventi del Fuori salone - rappresenta la città che si espande, in senso materiale e, anche culturale, perché il design milanese ha successo in tutto il mondo». Le porte di pietra pesante sono state arredate dai progettisti, addobbate di luce: «È un gioco, un dialogo con l'architettura, resa leggera, trasparente, luminosa - spiega Bojardi - questo significa "Heavylight"».
È l'effimero che veste, fino al 10 aprile, costruzioni storiche e solidissime, come l'installazione di Porta Nuova, «Soave sia il vento»: «È il primo verso del "Così fan tutte" di Mozart - spiega Gianni Ravelli dello studio Castagna Ravelli - e richiama l'idea del vento, dell'aria pulita che, salendo verso l'alto, si purifica e diventa più leggera, svolazzante come gli stendardi su cui, la sera, si riflettono luci e colori, fino a disegnare l'arco stesso della porta». È dedicato alla temporalità e alle infinite possibilità di percezione sensoriale il progetto di Porta Ticinese, un «lampadario cinetico» intitolato, appunto, «Gate of time», ovvero cancello del tempo: «Paul Friedlander è un fisico, prima che un artista - racconta Gregorio Spini che ha collaborato alla creazione -: la porta è un passaggio verso altri livelli multidimensionali e, insieme, un invito alla contemplazione, dove la luce è tutto perché è ciò di cui siamo fatti e, anche, il mezzo attraverso cui si veicola la nostra energia e si realizza la nostra percezione». I progetti di «Heavylight» coinvolgono anche la Loggia dei Mercanti e l'Ottagono, il centro della Galleria, il luogo di passaggio diurno per eccellenza: qui Diego Grandi ha realizzato una «cartolina» di specchi, in cui si riflettono l'architettura circostante e, insieme, l'immagine del visitatore: «È come un'appendice, per completare la bellezza della Galleria: "XXX from Milano", ovvero "baci da Milano", le righe di una cartolina in cui le persone possono entrare, camminando fra le lettere della scritta o sedendosi su quelle più basse, come la "m" di "from". È un'immersione nella topografia e nella storia della città, pensata per il giorno, il sole e le chiacchiere dei milanesi».