«Porterò Cassano all’Europeo Glielo devo, ci ha dato molto»

Caro Prandelli, buon anno innanzitutto: a cosa ha brindato con i suoi cari sabato sera?
«Brindisi tradizionale, niente di particolarmente inedito».
Ha per caso già cominciato a sognare il suo primo europeo che sta per arrivare?
«Non ancora ma se dovesse accadere sarebbe meglio farlo in grande, altrimenti non vale la pena sognare. Bisognerebbe sognare uno strepitoso europeo della Nazionale, in cui sia possibile realizzare risultati soddisfacenti abbinati a un calcio molto gratificante, specie per il grande pubblico dei nostri tifosi che ha preso a seguirci con simpatia»
Cosa bisognerà fare per evitare che i sogni muoiano all’alba del 10 giugno, data di inizio del torneo?
«Bisognerà prepararsi per bene all’avvenimento, arrivare all’appuntamento con una buona condizione fisica del gruppo, dotati dell’entusiasmo che deve accompagnarci lungo il cammino tutt’altro che scontato del girone di qualificazione. Fare bene il proprio lavoro è da sempre il segreto semplice del successo».
A proposito della preparazione: ha ricevuto dai club di serie A il via libera agli stage da organizzare?
«Non ancora e vorrei cogliere l’occasione per chiarire che non si tratta di un grande impegno, capace di distrarre gli azzurri dagli appuntamenti del campionato: stiamo parlando di 36 ore, viaggio di andata e ritorno da Firenze compreso, da impiegare per un paio di esercitazioni tattiche che riguardano i singoli settori, difensori, centrocampisti e attaccanti, mai tutti insieme quindi».
Ha cominciato a studiare i rivali del gruppo?
«Per conoscere qualità e caratteristiche di Spagna, Croazia e Irlanda non bisogna ricorrere ai servizi segreti: basta informarsi e andare in giro per l’Europa a seguire partite».
È già in ansia per il suo debutto?
«No, proprio no. Non voglio andare in ansia, al contrario bisogna restare lucidi e determinati per gestire al meglio le emozioni».
I suoi maggiori problemi sono in attacco: come intende risolverli?
«Alla prossima convocazione ci sarà il ritorno in azzurro di Totò Di Natale: è una persona di qualità oltre che un attaccante pieno di risorse. Da sempre mi piace allestire il tandem d’attacco con caratteristiche diverse: lui e Balotelli in coppia si completano molto».
Che notizie fresche ha sul conto di Giuseppe Rossi e Cassano?
«A entrambi ho detto e ripetuto che sono disposto ad attenderli fino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno utile prima delle convocazioni. Per Pepito mi muoverò io, andrò in Spagna a seguire il suo recupero».
Cassano invece, di recente, ha fatto sapere che prima di sei mesi non riceverà il nulla-osta e che nel frattempo sta camminando tanto…
«Con Antonio ho parlato a lungo e ci siamo scambiati più di una promessa oltre che le informazioni sul suo stato di salute. Sapevo che in questo periodo avrebbe dovuto cominciare a superare i primi test».
Se Cassano non riuscisse a recuperare in tempo per l’europeo, lo lascerebbe a casa?
«In verità, quando abbiamo parlato degli sviluppi futuri, non abbiamo neanche escluso una eventualità del genere: e cioè il fatto che lui possa partecipare alla spedizione come 24esimo visto il contributo decisivo che ha dato alla nostra qualificazione».
Gilardino ha cambiato maglia e città, da Firenze a Genova: il trasferimento potrebbe aiutarlo a ritrovare lo smalto di una volta?
«A Gilardino voglio bene, non dico nulla per non turbarlo, lascio prendere a lui le decisioni. Sappia che noi del club Italia continueremo a seguirlo».
In questi giorni, caro Prandelli, il calcio italiano è finito in prima pagina per le vicende delle scommesse: cosa ne pensa?
«Io appartengo alla generazione cresciuta con gli insegnamenti di Giacomo Randazzo, il segretario dell’Atalanta: quando sentiva accenni a scommesse, alzava la voce e tutti cambiavano discorso».
Lei ha conosciuto Doni…
«Certo e non riesco a essere giudice inflessibile delle sue vicende senza mettermi nei panni di figlia e moglie che in questo momento stanno soffrendo con lui. Non solo: sono anche triste per la città di Bergamo che stava vivendo nel calcio un periodo entusiasmante».
Avrà letto degli schizzi di fango su Buffon, Gattuso e Cannavaro…
«Ecco: poiché di questo si tratta non vorrei sporcarmi le mani».
Il calcio italiano non ha una grande tradizione in fatto di europeo: possiamo contare su un solo titolo conquistato (nel ’68) e una finale (nel 2000) persa ai supplementari. Ha una spiegazione per il diverso rendimento rispetto al mondiale?
«Nel passato valeva una regola: il calcio italiano spesso snobbava l’europeo a eccezione delle due occasioni in cui l’ha organizzato. Adesso credo che ci sia una motivazione tecnica: gli ultimi mondiali hanno decretato il primato del calcio europeo sul resto del mondo. E la conseguenza è una sola: per imporsi in un europeo bisogna avere le carte in regola e superare una concorrenza spietata».
Tre squadre italiane ammesse alla fase finale di Champions league: può essere un aiuto o una complicazione per il club Italia?
«Farò un tifo disperato per tutte e tre le sorelle. Non dimentico un particolare: l’Inter di Sneijder vinse la Champions del 2010 e sullo slancio l’Olanda raggiunse la finalissima di coppa del Mondo. Vincere aiuta a vincere».