Portieri, papere e stress «E Blatter per nemico»

Molte papere e pochi papaveri. A volte tornano... i discorsi. Ogni due-tre anni li rieditiamo. Perchè il portiere sbaglia? Sarà la scuola o saranno gli scolari? Ah, com’eravamo? Ricordate Ghezzi e Buffon, Lido Vieri e Castellini, Albertosi e Zoff, Tacconi e Zenga, Pagliuca e Giovanni Galli. Oggi svolazzano, in area sfarfalleggiano, nomi brasiliani. Ma per le papere non c’è nazionalità che tenga. Se ne vedono troppe. Le vedono in troppi. «Una volta sfuggivano di più, i portieri sopportavano meno pressione, era più facile riprendersi», ricorda Luciano Castellini che, oltre ad esser stato un «giaguaro» nelle porte di Napoli e Torino, ora lavora con i ragazzini dell’Inter e con quelli della under 21. «Poi c’è un problema di gavetta: Muslera, quello della Lazio, per esempio, ne ha fatta poca. Ma per un portiere servono più attenzione, più scuola, miglior ambientamento». Oggi danno più garanzie gli ultratrentacinquenni. «Ed anche questo è strano: ho giocato fino a 41 anni, ma con fatica. Ora vedo vecchioni con gran facilità. Eppure nella under 21 abbiamo giovani interessanti. Dico: Consigli del Rimini, Sirigu della Cremonese, Alfonso dell’Inter, Berti della Lazio».
I giovani hanno poche chances, gli stranieri di più. Si parla di scuola italiana, ma oggi impera la scuola brasiliana. Walter Zenga vive da tempo tra Italia ed estero: allena in Romania, Dinamo Bucarest. E si vede la mano dell’allenatore. Oggi ha ancora le mani di un portiere, ma la testa di un tecnico, che capisce i problemi della categoria. «Il portiere deve parare il parabile, infondere tranquillità ai compagni, avere rendimento costante. Poi tocca all’allenatore capire: fino dove può fidarsi, anche quando uno sbaglia. Facciamo l’esempio di Delio Rossi con Muslera. Brutta situazione: se lo mette fuori, lo brucia. Se lo ripresenta e il ragazzo sbaglia, perde ancora punti. Solo il tecnico può decidere il punto di non ritorno».
Ma perchè i portieri parano peggio? Zenga parte alla Trap: «Perchè i difensori non marcano più come una volta. Vedo gran libertà in area di rigore. Perchè chiunque deve convivere con l’errore. Anche Buffon, che è un numero uno, non è stato sempre impeccabile. Perchè stiamo dando spazio alla scuola straniera differente dalla nostra: io alleno Lobont, ex portiere della Fiorentina e nazionale romeno, ha una personalità incredibile. Potrebbe giocare da solo contro 11. Prendiamo una scuola: quella balcanica prova 180 tuffi al giorno. Poi c’è la qualità tecnica da scremare. In Italia ci siamo dimenticati di certe cose. Ci sono stati momenti in cui il portiere doveva essere un Van Basten: per usare bene i piedi. A cosa serviva? Oggi i nostri costano troppo e gli stranieri costano poco. Così perdiamo per strada quelli che avrebbero un futuro».
E se le colpe fossero di Blatter? Giovanni Galli spara dritto al cuore delle passioni del presidente della Fifa: «In dieci anni ha modificato così tanto le regole da mettere in crisi i portieri. Qualunque novità è contro di loro». Ma Blatter non fa il portiere. Esistono problemi di tecnica. Per esempio, la scuola brasiliana ha vizi incorregibili. «Quando arrivò Taffarel si tuffava come un pallavolista. Capita anche con Julio Cesar. Quella è la loro tecnica e, a 27-28 anni, non la puoi modificare. Se Dida sbaglia nel bloccare una palla, è un errore tecnico: troppa la distanza fra il rimbalzo del pallone e il suo corpo. Il portiere non deve subire il rimbalzo, ma aggredirlo, dunque stringere le distanze».
Poi tutto diventa esasperato. Galli ricorda quando le papere erano viste con goliardia. Oggi sono una tragedia. «Gli errori dei portieri diventano l’assicurazione per allenatori e società, per nascondere altri problemi». «Una volta - ricorda Castellini - i portieri si facevano male più spesso, perchè uscivano tra i piedi avversari. Oggi non lo fanno, perchè l’avversario lascia sempre il piede e prende il rigore». Un classico degli avvocati accusatori dice: i portieri non escono più in presa alta. Paura o incapacità? È cambiato il modo di giocare, risponde Galli. «Una volta, in area, trovavi solo il centravanti pronto a colpire di testa. Bastava tener d’occhio lui. Oggi ne trovi almeno cinque: devi fare una scelta, sperando di non sbagliare. I cross non sono più morbidi. Ma veloci e tagliati». E i portieri meno tagliati.