Portman: "Io, giovane regista dirigo due mostri del cinema"

Nel corto d’esordio alla cinepresa Natalie scandaglia l’incontro a cena tra due anziani interpretati da Lauren Bacall e Ben Gazzara

Venezia - Natalie Portman arriva in sala in punta di piedi e senza tacchi, piccola come uno scricciolo. Se non fosse per i bodyguard forse non la si noterebbe. Addosso un jeans e una magliettina che più semplici non si può. Proprio come il suo primo film da regista, il cortometraggio di 21 minuti Eve. Un delicatissimo ritratto della vecchiaia che ha inaugurato ieri, fuori concorso, la sezione «Corto Cortissimo» curata da Stefano Martina con Giuliana La Volpe. I flash dei fotografi e dei fan ieri alla Mostra sono stati tutti per l’interprete statunitense di origini israeliane, lanciata giovanissima al cinema da Luc Besson in Leon e consacrata al successo mondiale come la regina Amidala di Star Wars.

Oggi è un’attrice di 27 anni, la bruna più richiesta a Hollywood (la bionda è Scarlett Johansson), molto più matura delle sue colleghe anche grazie ai ruoli in cui si è mostrata come mamma l’ha fatta in Il treno per il Darjeeling di Wes Anderson e soprattutto in Closer di Mike Nichols dove la sua sensualissima lap-dance con parrucca a caschetto rosa shocking le è valsa la nomination all’Oscar. Questa volta però la minuta Natalie ha deciso di mettersi dietro la macchina da presa (l’esperienza le è così piaciuta che ha già girato un altro corto del film collettivo New York, I Love You) per raccontare la breve ma intensa storiella, dai chiari accenni autobiografici (e i ringraziamenti finali del film lo dimostrano), di una nipote (Olivia Thirlby) che va a trovare la nonna per passare la serata con lei. Ma l’anziana donna, interpretata dalla grandissima Lauren Bacall, ha in programma una cena con un pretendente coetaneo (un’altra leggenda del cinema: Ben Gazzara).

La ragazza sarà dunque l’osservatrice privilegiata di questo curioso incontro, leggero e profondo allo stesso tempo. «Quando mi sono seduta a scrivere questo film - racconta la neoregista - mi prefiggevo di presentare un mondo pieno di dettagli a me familiari. Un mondo per me del tutto normale ma che ho notato strano per altri, infatti non mi pare che si facciano molti film su questo tema. Io invece ho sempre avuto un fascino particolare per le persone più anziane, in particolare per quelle che non si sentono a proprio agio con il processo d’invecchiamento». Come la «Grandma», la nonna Lauren Bacall che prima di uscire dalla stanza e farsi vedere dalla stessa nipote si sottopone a un lungo make-up perché, dice sempre, «sono impresentabile». Così i 21 minuti di Eve si aprono con il trucco e si chiudono con lo strucco del personaggio della Bacall (84 anni tra pochi giorni) con un primo piano impietoso su un volto solcato dalle rughe ma ancora capace, naturalmente, di emozionare lo spettatore. Racconta la Portman: «Sono stata incredibilmente fortunata ad avere Lauren Bacall, Ben Gazzara e Olivia Thirlby per interpretare questi personaggi che solo grazie a loro sono belli, veri e, soprattutto, reali».

Ospite d’eccezione l’altra sera al galà «Kineo - Diamanti al cinema» ha ritirato un premio da uno degli sponsor non per le performance cinematografiche ma per l’impegno umanitario. Natalie infatti dedica molto tempo a sostenere le organizzazioni (a cui ha devoluto il premio di 50mila dollari) che si occupano della scolarizzazione delle ragazze africane. Vegetariana dall’età di otto anni, ballerina già in tenera età e poi laureata a pieni voti alla facoltà di psicologia di Harvard, Natalie Portman è il tipico concentrato di politically correct come usa in una certa Hollywood. A partire dalla fede politica democratica che anche qui a Venezia non ha mancato di sottolineare esprimendo il suo apprezzamento a Obama (in realtà all’inizio parteggiava per la Clinton): «Certo che lo sostengo. Rappresenta il cambiamento e sta suscitando tanta speranza negli Stati Uniti dove stiamo vivendo un momento particolarmente emozionante».