«Porto il calcio al cinema e faccio bene a tutti e due»

Diego Abatantuono si moltiplica ancora nei tre caricaturali supertifosi di Milan, Inter e Juve

Michele Anselmi

da Roma

Ricordate? «Sarò breve e circonciso. La parola d’ordine è sempre la stessa: viulenza!». Era il 1982. Così Diego Abatantuono, roteando la criniera e i baffoni neri, arringava gli ultrà milanisti. Quel grido di battaglia, sgangherato e sgrammaticato, fece la fortuna di Eccezzziunale... veramente. Il film incassò all’epoca dieci miliardi di lire, un'enormità, restando per sempre nel cuore dei tifosi, se è vero che il dvd, testé commercializzato, ha già venduto 150mila copie.
Stando così le cose, non poteva mancare il seguito. E visto che l’effetto-revival ha funzionato sia con Febbre da cavallo. La Mandrakata sia con Il ritorno del Monnezza, ventitré anni dopo i Vanzina hanno pensato bene di richiamare in servizio Abatantuono per fargli di nuovo indossare le maglie del milanista Donato, dell’interista Franco e dello juventino Tirzan. Titolo: Eccezzziunale veramente. Capitolo secondo... me. Nelle sale da venerdì in almeno 400 copie, prodotto da Alessandro Fracassi con Raicinema e distribuito da 01.
Reduce da un superspot baudesco a Domenica in, Abatantuono sintetizza così il senso dell’operazione: «La gente guarda le partite in tv e non va più in sala a vedere i film. Così ho pensato: se porto il calcio sul grande schermo, unisco le mie due passioni e faccio del bene al cinema». Sapremo lunedì se il miracolo si sarà ripetuto, ma certo gli ingredienti per piacere, in una logica da spettacolo nazional-popolare, ci sono tutti: Diego che si rifà in tre, Sabrina Ferilli nei panni della moglie burina, Anna Maria Barbera («Sconsolata») coi i suoi giochi di parole, Carlo Buccirosso e Nino Frassica a fare da colorito contorno.
Se il primo Eccezzziunale durava 83 minuti, il seguito ne ha acquistati 25 di più, e ogni tanto si sente; ma è probabile che i fan, vecchi e nuovi, perdoneranno ai Vanzina qualche caduta di ritmo e di gusto, come nel caso di quel negozietto di biciclette ribattezzato allusivamente «Il paradiso delle pompe». «Nel primo film il massimo della violenza era uno che scivolava su una buccia di banana. Ora non c’è neanche quella. Siamo non-viulenti», sdrammatizza Abatantuono, riconoscendo che «allora il pallone era un’altra cosa, i calciatori guadagnavano di meno, erano dei bonaccioni», mentre oggi «è molto più dura». Benché provato dalla batosta appena subìta dal Milan, l’attore sembra in gran forma. Fisicamente, lo smilzo «terrunciello» degli anni Ottanta è un ricordo lontano. Oggi l’attore sfodera una notevole stazza, ma anche una curiosa voglia di eclettismo. In tv nel ruolo del giudice Mastrangelo, sul set con Avati nel corale La cena per farli conoscere e mattatore assoluto in questo Eccezzziunale bis. Per il quale ha elaborato tre look diversi: tardo-hippie con effigie guevarista per Donato, il milanista che torna da Ibiza e scopre d’essere padre di un ras interista; normale-borghese per Franco, il barista nerazzurro sommerso dai debiti che si ritrova assoldato come killer dalla mafia; balordo-kitsch per Tirzan, risvegliatosi dal coma dopo tre lustri e costretto a dividere la procace moglie col nuovo compagno.
Citazioni? Tante. Da Letto a tre piazze di papà Steno a Il mafioso e I soliti ignoti (l’immortale battuta: «M’hanno rimasto solo»), in un contorno di ironie che non risparmia Sorrentino, Jarmusch, la coppia Boldi & De Sica e chissà quant’altri. Teorizza Enrico Vanzina: «Il calcio non è più un gioco, è un business, un incubo. Per questo non parliamo di soldi. Siano ripartiti da Eccezzziunale con l’idea di far ridere e omaggiare i tifosi che ci piacciono: gente matta che si sfotte al bar e tutto finisce lì». La pensa così anche la romanista Sabrina Ferilli, che qui non si mostra in bikini e anzi prova a dividersi platonicamente tra i suoi due mariti, alla maniera di Doña Floor, finendo col sedurre un giovane medico.
Tra una comparsata di Luca Cordero di Montezemolo e un’infilata di sfondoni («Rantolo nel buio», «Ho la pelle d’ocra», «I barboni ardenti»), il film punta sulla comicità pura, provando a dire qualcosa sull'Italia, non solo calcistica, di oggi. Imperdonabile, però, la svista colta da un fan pignolo all’anteprima stampa: quindici anni fa Bettega non giocava più nella Juve. Ahi, ahi!