«In porto ci vuole una legge, non il commissario»

Anche lei, senatore Grillo, è iscritto al «Partito del commissariamento» nel porto di Genova?
«Nemmeno per sogno» replica il parlamentare azzurro, presidente della commissione Trasporti e Infrastrutture di Palazzo Madama. E aggiunge: «Le notizie sulle trame che mirano a silurare il numero uno dell’Autorità portuale Luigi Merlo, mi sorprendono».
Quindi a lei Merlo sta bene dov’è?
«È un giovane di buone speranze, capace, ma è stato catapultato al timone di Palazzo San Giorgio in una situazione terribile, e non ha ancora potuto dare il meglio di sé. Diciamo pure che è fortemente condizionato dal partito della conservazione, la sinistra, in particolare quel substrato di cui è espressione locale il presidente della Regione Claudio Burlando».
Da qui a togliergli la sedia da sotto ce ne corre.
«Mi sembrerebbe un provvedimento assurdo, inconcepibile, specialmente dopo il recente incontro di Merlo con il ministro Altero Matteoli. In quell’occasione, fra l’altro, Matteoli si è dimostrato molto disponibile nei confronti del porto di Genova, considerato il primo porto italiano. Lì, certo, non si è parlato di commissario».
Difatti, sono altri che ne hanno parlato. Anche dietro le quinte, come succede spesso dalle nostre parti.
«Il problema è un altro, se vogliamo lo sviluppo dello scalo e della città. Bisogna attuare al più presto la riforma della legge 84/94 che disciplina il lavoro sulle banchine. La discussione è già iniziata, siamo impegnati a licenziare in fretta e bene la nuova normativa».
Ci vuole l’accordo con l’opposizione.
«Ma su questo posso già dire d’aver constatato una interessante e importante disponibilità della minoranza. Voglio essere ancora più chiaro: anche il Partito democratico giudica urgente la riforma portuale».
Soprattutto per quanto riguarda Genova.
«Senza dubbio. Il porto della Lanterna, purtroppo, è l’unico in Italia dove la legge 84/94 non viene applicata. Su questa anomalia, del resto, è nata l’iniziativa della magistratura. Ne ha fatto le spese anche una persona per bene come Giovanni Novi. Ora si fa un gran parlare del patto per il lavoro, ma intanto si dovrebbe rispettare, da parte di tutti i soggetti, la normativa vigente. Invece...».
Si riferisce ai camalli?
«A loro, sì, ma non solo. Certo, la Compagnia Unica dei portuali, il console Paride Batini sono tornati a fare la voce grossa. Ho rispetto per Batini, ma bisogna riconoscere che non capisce la realtà del mercato, mi sembra come quel soldato giapponese che non sa che la guerra è finita da un bel pezzo».
E gli operatori portuali, i terminalisti? Loro hanno capito?
«Una volta che il parlamento avrà approvato la nuova legge di riforma, verranno ripristinate le regole. E allora, dalla chiarezza normativa, tutti ricaveranno vantaggi. Più poteri all’Autorità portuale (compresi i poteri sanzionatori) vuol dire più poteri anche ai terminalisti, agli operatori privati. Che potranno avvantaggiarsi da quello che io individuo come il project financing della seconda generazione».
Va bene per realizzare le infrastrutture, va altrettanto bene per i porti.
«Eccome. I privati si impegnano a investire e possono ottenere concessioni più lunghe, di 30 anni e oltre. A loro, anzi, lancio un appello: più che grandi spazi serve una grande riorganizzazione, si deve investire nella logistica. Il futuro è lì, nella logistica, e sarà un grande futuro. Per il sistema dei porti liguri che sono i più forti d’Europa».