Porto d’armi a Calderini: dirigente di polizia a giudizio

Il funzionario avrebbe dovuto indagare sui precedenti penali dell’uomo. Per la stessa vicenda già condannati 2 dottori

Enrico Lagattolla

Sergio Vollono, vicequestore aggiunto ed ex dirigente del commissariato Fiera, sarà processato. Il giudice per le udienze preliminari Fabio Paparella ne ha disposto il rinvio a giudizio, con l’accusa di omicidio colposo e lesioni colpose gravissime. Secondo il gup, Vollono non avrebbe verificato l’idoneità per il rilascio del porto d’armi ad Andrea Calderini, che nel maggio di tre anni fa uccise a colpi di pistola la moglie e una vicina di casa, ferì gravemente tre passanti sparando dalla finestra della casa di via Carcano, e infine si suicidò.
Nei confronti di Vollono, in un primo tempo il pubblico ministero Marco Ghezzi aveva chiesto l’archiviazione, ritenendolo «scagionato» da un ritardo nell’annotazione di una condanna definitiva per furto a carico di Calderini (diventata definitiva nel '99, ma registrata nel casellario giudiziario quattro anni dopo, quando la tragedia era già accaduta). Lo scorso luglio, però, il giudice per le indagini preliminari Guido Salvini aveva disposto l’imputazione coatta, ritenendo necessario valutare in sede giudiziaria le eventuali responsabilità del dirigente.
Ora, secondo Paparella il funzionario di polizia sarebbe colpevole di gravi omissioni nella procedura di rilascio del porto d’armi a Calderini, che aveva riportato diverse denunce e soffriva di turbe psichiche. Eppure, il giovane teneva in casa un arsenale. Vollono, in altre parole, avrebbe dovuto considerare i precedenti di Calderini, e non semplicemente avallare il parere dei medici che ne certificarono l’idoneità al porto d’armi.
Gli stessi medici che, l’8 aprile 2005, erano stati condannati rispettivamente a 2 anni e a 1 anno e 10 mesi di reclusione con l’accusa di omicidio colposo e falso: lo psichiatra Massimiliano Dieci e il medico militare Fortunato Calabrò.