Porto, ecco perché si prepara il commissario

(...) meno forse per sciogliere i nodi, tanti e aggrovigliati, dello scalo. Mentre si fanno già i nomi per l’incarico: Maurizio Maresca, Renata Oliveri, Silvio Di Virgilio, e spunta anche Mister X... Spiegazione: dipende da chi le dà, queste risposte, e quindi dagli interessi in gioco, che giustificano pienamente e contemporaneamente una, l’altra, e anche l’ultima delle posizioni.
Va be’, ci sarebbe anche chi sostiene - e il guaio è che siede al vertice del Comune - che il porto della Lanterna va a gonfie vele, che fra tre anni raggiungerà i 5 milioni di container movimentati (oggi ne fa a malapena 1 milione e 800mila), e che bisogna ragionare in termini di porto-lungo e di area-vasta, di water front e di pim pum pam.
E ci sarebbe anche chi sostiene - e il guaio è che siede al vertice della Regione - che le costosissime infrastrutture, tipo Terzo valico e nodo autostradale, indispensabili per far entrare e uscire le merci dall’area portuale, si possono pagare con l’extragettito fiscale derivante dall’incremento dei traffici.
Ma queste sono posizioni, come dire?, da valutare con l’accredito che si concede agli illusionisti e ai velleitari, o ai politici di mestiere, più o meno informati sulle conseguenze dei 17 contenziosi giudiziari pendenti sui moli genovesi, sui tempi biblici di esecuzione dei «tombamenti» previsti per ampliare gli spazi in banchina, sulla rapidità (si fa per dire) di smaltimento delle operazioni doganali.
Senza contare (e sempre si fa per dire) che l’extragettito fiscale derivante dall’incremento dei traffici si può ottenere - vero, presidente Burlando? - solo se si realizza l’incremento dei traffici. E con la situazione stradale e ferroviaria locale ipotizzabile entro un decennio, ci vuole molta fantasia a prevedere la movimentazione di un solo contenitore in più, nel periodo.
A proposito: non è che fra coloro che dicono «No al commissario. Punto» ci sono quegli operatori portuali che, se il container resta cinque giorni in banchina invece che partire per la destinazione finale, ci guadagnano dieci euro, pochi, maledetti e subito, «a cassone»?
E magari, chissà, sono gli stessi personaggi (imprenditori?) che lucrano sulle difficoltà delle dogane. A pensare male non si fa peccato se ci sono le cifre e i documenti a fare testo. Che sia per questo che l’immobilismo, la cristalizzazione, il mantenimento a oltranza dello «status quo ante» giova ad alcuni, anche se blocca la crescita dello scalo e, alla fine della favola, lo sviluppo della città?
Fra coloro, invece, che dicono «sì», o almeno «forse» al commissario a Palazzo San Giorgio ci sono i sostenitori, politicamente trasversali, della svolta: una sorta di berlusconiano «drizzone» da imprimere a un porto che ha un notevole potenziale di crescita per il flusso di traffici provenienti dal Far Est, ma è spiazzato dai progressi dei concorrenti nel Mediterraneo, Barcellona, Valencia, Marsiglia, se non addirittura Livorno e Civitavecchia.
In questo quadro, l’attuale presidente dell’Autorità portuale Merlo, che proprio ieri ha incassato «il sentito ringraziamento degli autotrasportatori per la collaborazione e la ferma volontà risolutiva» dimostrata nella questione dei termini di pagamento nei confronti di spedizionieri e delle agenzie marittime, è giudicato all’altezza dell’«ordinario», meno forse dello «straordinario», e inoltre troppo vicino al potere politico per assumere le necessarie scelte draconiane. A lui, dunque, potrebbe succedere un timoniere in grado di fare il «lavoro sporco», non più rinviabile per ripristinare l’autorità istituzionale in banchina, sradicando residui privilegi e rendite di posizione.
Uno, tanto per dire, come Di Virgilio, esperto a capo del dipartimento della Navigazione al ministero dei Trasporti, vice capo di gabinetto di Alessandro Bianchi prima e di Altero Matteoli poi? O una come Renata Oliveri, oggi capo dell’opposizione in Provincia, che come braccio destro per lunghi anni dell’allora «doge» del Cap, Rinaldo Magnani, sa di moli, banchine e portualità come pochi, anche a livello internazionale? O anche uno come Maresca, che è ancora superconsulente del sindaco Marta Vincenzi, ma non più, pare, in totale sintonia con lei anche per via del debolissimo sostegno alla designazione nel Comitato di gestione della Compagnia di San Paolo?
Poi, come al solito, va a finire che sceglieranno Mister X. Basta che si decidano. Un po’ più in fretta, possibilmente, dei «tombamenti» e della ristrutturazione di Calata Bettolo.