Porto, la ferita aperta

(...) al Partito Democratico) abbiano quella comprovata esperienza nella materia marittima logistico portuale richiesta come presupposto essenziale dalla legge. La città vuole vedere i curricula, conoscere i programmi e le competenze specifiche, non è disponibile ad accettare che si decida tutto nelle segrete stanze di un partito. Ci domandiamo inoltre perché nessuno abbia fatto un bilancio della stagione dei presidenti nominati dal centro-destra, in cui hanno prevalso il profilo manageriale aziendalistico operativo sul profilo politico burocratico. Siamo proprio sicuri che le presidenze Zacchello, Montanari, Moscherini, Novi, Bonicciolli e Canavese, alcune delle quali ancora in piena attività, siano tutte da buttare?
È l'ora di sottolineare la necessità di una riforma legislativa in quanto i compiti richiesti al Presidente dell'Autorità Portuale sono troppo vasti e difficilmente concentrabili in un'unica persona (non si può essere Buffon e Totti nello stesso giocatore) e, quel che è peggio, il Presidente deve attenersi a normative che fanno a pugni con il bisogno di decisioni veloci ed efficienti (prima fra tutte l'impossibilità di gestire un comitato portuale di trenta persone la cui metà è in palese conflitto di interessi con una politica portuale a vantaggio della Città e del Paese). È certamente importante ricordare che il Giappone, che ha una struttura economica simile alla nostra (importazione di materie prime e esportazione di prodotti finiti), ha completamente liberalizzato tutto il sistema portuale per rispondere ai cambiamenti della globalizzazione. Allora si decida alla luce del giorno e si spieghi perché si vuole tornare indietro alla nomina politico-burocratica e non si preferisce, in una logica di continuità, correggere gli aspetti nei quali, i predecessori, avessero eventualmente deluso. In tal senso, il mondo delle categorie imprenditoriali genovesi, se non vuole essere corresponsabile di tale situazione, deve compiere un atto di coraggio ed uscire dal vecchio sistema.
Non perdiamo, però, quest’altra e forse ultima occasione. I genovesi non sentono nessun bisogno di investire su un veneziano (e ci auguriamo che in futuro non dimenticheranno lo schiaffo ricevuto dal sindaco Vincenzi che non ha trovato, tra i propri concittadini, nessuna candidatura all'altezza); investiamo su un nostro concittadino che abbia il centro della sua attività (produttiva e realmente professionale) e - perché no? - anche dei suoi affetti, in città così ad essa sarà più legato ed anche più impegnato nell'esercizio del suo lavoro.
E se ancora c'è chi vuol far prevalere la vecchia politica che mira ad avere a palazzo San Giorgio una persona che sia disposta a rispondere a logiche personalistiche piuttosto che all'interesse della collettività, allora diciamo chiaramente che questa stagione deve finire per sempre.

Coordinatore Cittadino
Forza Italia