Il porto di Genova allunga le banchine fino a Milano

Il sogno di Finporto: costruire ad Arese un parco industriale e logistico collegato con il capoluogo ligure

Vito de Ceglia

Per il momento la «proposta c’è». «Un’idea di fattibilità» anche. Ma il «progetto vero e proprio» non ancora. È solo questione di tempo, un «mese al massimo». E poi potrebbe materializzarsi quel sogno che, sino a ieri, sembrava solo un’illusione: allungare la banchina del porto di Genova fino ad Arese, alla periferia di Milano. Tecnicamente: realizzare sull’Area Alfa, sotto una regia pubblica e con investimenti interamente a carico dei privati, un parco industriale-logistico integrato collegato allo scalo ligure. Tradotto: avere nuove banchine il più lontano possibile da Genova e il più vicino possibile ai centri di produzione.
D’altronde i dati parlano chiaro: Milano è il principale cliente del porto genovese, visto che il 40 per cento delle merci smistate si dirige verso la Lombardia. Di queste, il 60 per cento arriva nel capoluogo Lombardo. La proposta si avvale di un obiettivo, fino ad oggi disatteso: spostare gran parte del traffico merci dalla gomma alla rotaia, con un evidente beneficio ambientale per un territorio, quello ligure-lombardo, congestionato e prossimo al collasso. Anche in questo caso sono i dati a confermarlo: dal porto di Genova partono ogni anno verso il Nord del paese, quasi tutti trasportati su gomma, un milione e 600mila container. Raddoppieranno nel 2010, dicono le stime, e supereranno quota quattro milioni nel 2014. Il 40 per cento interessa la Lombardia e dovrebbe transitare da Arese, dove arriverebbero perciò 640.000 container anno da subito e 1.680.000 container anno nel 2014.
Sono cifre da capogiro. Che fanno riflettere. «Non esistono soluzioni alternative, Arese è logisticamente perfetta. Altre ipotesi, come l’interporto di Novara, sono meno redditizie. Rivalta insegna. Ricordiamoci che meno del 4 per cento delle merci smistate dal porto di Genova vanno verso il Piemonte», osserva Silvio Ferrando, responsabile sviluppo di Finporto, la finanziaria contrallata al 94 per cento dall’Authority, che - insieme a ComunImpresa (l’Agenzia di sviluppo dei Comuni del Rhodense), Università Cattolica Milano e Banca Intesa - ha elaborato i «dettagli tecnici» dell’operazione. «I contatti con la Provincia di Milano - aggiunge Ferrando - sono quotidiani. Entro giugno capiremo se la proposta può diventare un vero progetto». I presupposti ci sono. È lo stesso presidente diessino della Provincia, Filippo Penati, a sottolinearlo: «Si tratta di un’infrastruttura strategica, per Milano e per la Lombardia tutta, dopo Malpensa e il nuovo polo fieristico di Rho-Pero. L’obiettivo è trasformare questa idea di fattibilità in un progetto di reindustrializzazione dell’area Alfa di Arese, utile anche per ridurre il traffico veicolare su strade e autostrade».
Ma non mancano le obiezioni. La più comune: «Sulla disponibilità di spazio ad Arese non si discute; però il sito non è certo tra i migliori per collocazione rispetto alla rete ferroviaria (ed anche stradale). Il tracciato è al momento inesistente o inadeguato. Il raccordo con le Ferrovie Nord Milano (stazione di Garbagnate) è disattivato e la sua riattivazione pone problemi di coesistenza con i servizi veloci istradati tra Milano, Saronno e Malpensa». Ferrando dribbla il problema: «Tra le infrastrutture necessarie ci sarebbe il raddoppio della ferrovia che collega l’area ex Alfa con Garbagnate e la costruzione di un terminal con 8-10 binari per ricevere i treni. Per quanto riguarda il tratto dalla ferrovia all’area di Arese ci sono da coprire solo 2,5 chilometri. Possiamo spendere 15 milioni di euro per la costruzione di un piccolo passante». Ora si tratta di vedere se dalle parole si passa ai fatti. La proposta, arrivata da mesi sul tavolo di Penati non è indolore: si tratta di costruire nell’Area Alfa di Arese un grande interporto merci, che dovrebbe interessare 1,8 milioni di metri quadrati (su un totale di 2,06 milioni), di cui 500mila per la logistica e 1,3 milioni per il polo industriale integrato. Non male, se si pensa che nel 1986 lavoravano nello stabilimento 15mila lavoratori, oggi scesi a 2.500. La verità anche un’altra: la Fiat è in procinto di andarsene da Arese, lasciandosi alle spalle tante polemiche e un clima teso, come testimoniano gli infuocati comunicati dei Cobas dell’Alfa Romeo che «rimangono scettici e interpretano il progetto come ribaltamento degli accordi sottoscritti sulla costruzione del polo della mobilità sostenibile» sostenuto dalla Regione Lombardia. Per l’assessore al Lavoro e all’Economia della Provincia, Luigi Vimercati, questi timori dei Cobas «sono infondati perché il progetto della mobilità sostenibile riguarda solo il 10 per cento dell’area, mentre Finporto è interessata a tutto il resto». Anche secondo Paolo Milani della Fim-Cisl Alfa Romeo le due prospettive non sono alternative: «Comunque siamo ai primi passi. C’è ancora molto da approfondire e discutere. Per esempio Finporto dovrà convincere la proprietà dell’area, cioè Alfa Businnes Park, l’amministrazione bresciana Duema alla vendita del terreno oppure ad entrare a far parte del progetto tenendo conto del vincolo occupazionale di 550 lavoratori previsto dagli attuali accordi con le proprietà. Nei prossimi giorni sono in programma nuovi incontri di approfondimento che ci permetteranno di capire la fattibilità concreta di questo ambizioso e, non nego, interessante progetto».
Finporto mette in campo l’assunzione di almeno 2.500 lavoratori entro due anni e mezzo, con l’assorbimento degli operai in uscita dall’Alfa e un investimento di 500 milioni di euro destinato all’area logistica (la stima complessiva è di 800-900 milioni) da conseguire con Banca Intesa e altri istituti di credito, in project financing, per creare una banchina del porto sull’area di Arese, in ragione della sua centralità in quanto incrocia l’asse Lisbona-Kiev ed è vicina a Malpensa.
Circa gli investimenti, Banca Intesa assicura che «l’eventuale intervento finanziario sarà finalizzato al sostegno del territorio aggregando imprese italiane e, contemporaneamente, valorizzando l’area di Arese. I sindaci hanno espresso parere positivo, anche perché si torna a parlare dell’Alfa Romeo come distretto produttivo». In conclusione, forse grazie a questa idea, Genova potrebbe finalmente liberarsi dei container che da anni «colonizzano» la collina degli Erzelli, avviandosi a realizzare su una superficie di 350 mila metri quadri un «technology village» affidato all’architetto Renzo Piano.