Porto nella bufera: tra Novi e Carena lunedì l’ultima sfida

Vito de Ceglia

Non esiste il quadro intero, esistono tanti tasselli che messi insieme formano un puzzle incompleto. A finire il puzzle ci arriveremo? Sì, probabilmente dopo il Comitato portuale di lunedì prossimo. Sempre che, prima di quella data, i due duellanti - Giovanni Novi e Sandro Carena, rispettivamente presidente e segretario generale dell'Authority - depongano l'ascia di guerra per siglare un ragionevole quanto auspicato armistizio. Alla soluzione del caso Carena, sfiduciato pubblicamente dal suo presidente poco più di un mese fa, in verità manca solo un tassello: l'assenso esplicito del segretario generale a farsi da parte. Decisione giudicata la più logica, la più razionale. Ma di difficile attuazione, almeno fino ad oggi. La tattica di Carena è nota: resistere, resistere e ancora resistere! In sostanza, lasciare che il presidente Novi prosegua la sua personale crociata nei suoi confronti fino alla presentazione della delibera in Comitato, con cui viene richiesta ufficialmente la rimozione del segretario generale. Saranno, poi, i membri dell'organo legislativo del porto a prendere una decisione. E non sono esclusi colpi di scena: il Comitato, infatti, può bocciare a maggioranza la proposta del presidente, aprendo di fatto una crisi istituzionale all'interno del Palazzo che sfocerebbe con il commissariamento dell'Authority e con il conseguente azzeramento di ogni carica. Il rischio c'è, perché Carena gode di un sostegno trasversale all'interno del Comitato, di sicuro quello di Assindustria e della sua Commissione porto che raggruppa terminalisti, autotrasportatori, riparatori navali e altre aziende di settore. Assindustria, infatti, ieri ha inviato una lettera agli enti locali annunciando la sua «fiducia incondizionata» e quella dei suoi membri del Comitato nei confronti di Carena. A favore del segretario generale si è schierata da tempo anche la Cgil, attraverso un comunicato a pagamento pubblicato su un giornale locale e costato 2.800 euro. Novi, però, tira dritto e gioca il tutto per tutto. E, nel caso in cui Carena non abdicasse, sarebbe disposto a lanciarsi lancia in resta nell'arena. Poco però sono servite, almeno fino ad oggi, le incessanti consultazioni portate avanti dalle istituzioni locali. E dire che a Sandro Carena sono state avanzate proposte prestigiose: dalla presidenza della società per le aree di Cornigliano, lasciata vacante dopo le dimissioni del sindaco Giuseppe Pericu, a quella dell'Aeroporto. E' vero anche che ormai non c'è più tempo per un dietrofront. In gioco c'è l'autorevolezza del presidente. Novi rifugge dai compromessi. Il suo pensiero è chiaro: se non si va avanti sulla strada delle dimissioni, è meglio andare allo scontro frontale. Magari uscirne sconfitto, ma a testa alta. Ma perché si è arrivati a questo punto? Novi aveva investito su Carena. E' stato lui a volerlo come segretario generale (ruolo che l'ex direttore amministrativo dell'Authority aveva già ricoperto dal 12 maggio 1989 al 7 marzo 1996), nonostante le resistenze dell'ex governatore Sandro Biasotti. Carena di fatto entrava a fare parte della nuova squadra dirigenziale costituita da Novi. Riassetto che prevedeva anche un advisor committee formato dal presidente dell'Authority, dal neo segretario generale Carena, dal manager portuale Filippo Schiaffino e da Sergio Maria Carbone, docente di Diritto internazionale all'Università di Genova.
L'idillio, però, è durato pochi mesi. La luna di miele si è interrotta davanti alle prime decisioni importanti sul futuro del porto: innanzitutto, la ridistribuzione delle deleghe tra i vertici dell'ente con cui veniva assegnato un ruolo di primo piano a Schiaffino con il relativo ridimensionamento del potere di Carena, il quale, nonostante fosse stato retrocesso da segretario generale a direttore dall'ex presidente dell'Authority Gallanti, continua a fruire di una grande libertà di manovra. Per anni, infatti, ha rappresentato l'anello di congiunzione tra gli operatori e l'ente: da qui il rapporto consolidato creatosi con la comunità portuale. In seguito, le divergenze sull'Affresco di Renzo Piano, sponsorizzato da Novi ma, nel contempo, considerato a più riprese in contrasto con il vecchio Piano regolatore portuale, di cui Carena rappresenta uno dei padri putativi. Fino all'affondo finale di Novi con la diffusione della lettera con cui Carena, un anno e mezzo fa, si rivolse a lui prima della sua proposta di nominarlo segretario generale: «…Ritengo mio dovere precisarti che sono disponibile a lasciare l'incarico in ogni momento tu lo ritenga opportuno».
Nel frattempo, sullo sfondo riemergono percentuali di traffico poco confortanti: nei primi sette mesi del 2005 si misurano con un meno 2,3% pari a 33.257.968 tonnellate di merce. Diminuzione attribuita dall'Authority «alla chiusura dell'altoforno di Cornigliano, che ha quasi azzerato l'arrivo di rinfuse solide». Ad alimentare un forte senso di insofferenza sono i dati in calo, nel periodo gennaio-luglio, dei tre più importanti terminal del porto genovese: Vte (-9,7%), Messina (-4,2%) e Sech (-0,8%). Mentre si assiste ad un forte recupero nei terminal più piccoli, Rebora (+80,1%) e Grendi (+20,8%). Una piccola consolazione, perché se Genova zoppica gli altri porti concorrenti macinano traffici con percentuali a due cifre!