Porto in sciopero per funerali

Tutte le attività del porto di Genova oggi si fermeranno per tre ore allo scopo di consentire ai lavoratori di partecipare ai funerali di Enrico Formenti, il terminalista morto venerdì 13 a causa della caduta di una balla di cellulosa del peso di oltre due tonnellate. La cerimonia si svolgerà alle 11,45 presso la chiesa di San Tommaso, nel quartiere sopra la stazione Principe. Questa volta lo stratagemma usato dalle organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti per permettere una notevole affluenza ai funerali è stato quello di indire uno sciopero di tutti i lavoratori del porto dalle 10,30 alle 13,30. In pratica, per tutta la mattinata non vi sarà alcuna attività in porto. Tutto questo, sostengono le segreterie della triplice sindacale, «per sottolineare ancora una volta lo sdegno».
Gli stessi sindacati, inoltre, sempre nella giornata odierna, indicono «una fermata straordinaria di un quarto d’ora dei lavoratori della città alle 11,45 in concomitanza dei funerali di Enrico Formenti». L’agitazione, si legge in un comunicato, sarebbe motivata dal fatto che «la catena di incidenti con morti e feriti alla quale si assiste impone un impegno collettivo, come in questi giorni le organizzzzioni sindacali stanno sviluppando con le istituzioni, che non deve fermarsi».
Difficile, se non impossibile, non essere d’accordo. È ovvio che si provi una stretta allo stomaco quando accadono disgrazie di questo tipo, ed è altrettanto vero che in queste circostanze ci si chieda che cosa ci sia di sbagliato nel mondo del lavoro visto il ripetersi di disgrazie orribili come questa. Ma in quale Paese si è mai sentito dire che un porto si fermi un’intera mattinata per presenziare ai funerali di una vittima? In quale città del pianeta il mondo economico si blocca per partecipare ai funerali di un uomo caduto sul lavoro? Nessuno vuole mancare di rispetto alla memoria del povero Formenti o all’immenso dolore della sua famiglia. Ma si rispetta davvero la memoria di chi muore per una disgrazia chiedendo ai lavoratori di partecipare, scioperando, ai suoi funerali? Più che un invito sembra una precettazione. E chi non ci va verrà segnato a dito. Ma se soltanto si riflettesse un po’, allora forse verrebbe in mente che il sistema migliore per onorare la memoria di chi resta vittima di una disgrazia sul lavoro è quello di evitare che episodi simili si ripetano. Ed è per questo che governo e sindacati sono all’opera. Il resto sarà pure «politically correct», ma sembra tanto una scenografia già vista e vissuta. L’importante, troppo spesso, è salvare le apparenze.