Porto turistico in Darsena o maxi-parcheggio: sui Navigli pende la spada di Damocle del Tar

«L’intervento non comporta costi a carico del bilancio comunale». Ma forte del 95,5% dei «sì» dei milanesi, dopo Ecopass è il quesito che rischia di mettere più in crisi la giunta Pisapia, e pure le altre istituzioni. «Volete voi - chiedeva il terzo referendum ambientale - che il Comune adotti tutti gli atti ed effettui le azioni necessarie a garantire la conservazione integrale del parco agroalimentare che sarà realizzato sul sito Expo e la sua connessione al sistema delle aree verdi e delle acque?». Intanto, perchè già il parco (o orto) agroalimentare è stato ridimensionato. Nei giorni scorsi l’archistar del progetto Stefano Boeri, da neo assessore comunale all’Expo, ha rilanciato il disegno originario e aperto a una rivalutazione del valore dei terreni, scatenando la reazione dell’ad di Expo Giuseppe Sala ma anche del sindaco Giuliano Pisapia, che ieri è volato al Bie di Parigi con il contratto firmato con Sala, al governatore Roberto Formigoni e il commissario straordinario (fino alle dimissioni di ieri) Letizia Moratti. Per Pisapia l’indicazione sul destino delle aree Expo data dai milanesi con il voto ai referendum «non è inconciliabile» con i progetti previsti. «È chiaro - ha detto - che io non posso che essere d’accordo con quello che decidono i cittadini. Ma non vedo assolutamente l’inconciliabilità fra le due opzioni: ci dovrà essere un grande giardino, ma questo non significa che non si potrà tenere conto delle richieste dei singoli Paesi». Italia Nostra, ieri seduta al tavolo con i promotori dei 5 referendum, ha già avvertito le istituzioni: «Ora il comitato dovrà diventare un interlocutore per tutti gli atti che riguarderanno le future aree Expo, sorveglieranno che l’opinione pubblica che si è espressa con i voti venga rispettata».
Con il secondo quesito i milanesi hanno detto sì al raddoppio degli alberi e alla riduzione del consumo di suolo. L’obiettivo è che ogni residenti abbia a disposizione un giardino pubblico con aree attrezzate per bambini a non meno di 500 metri da casa. Copertura dei 20 milioni di euro all’anno (per tre anni) con gli oneri di urbanizzazione e l’aumento delle tariffe, al di sopra del normale consumo domestico individuale, nei servizi come la raccolta rifiuti indifferenziata. Il quarto referendum punta a convertire entro il 2012 tutti gli impianti di riscaldamento a gasolio fino all’eliminazione entro il 2015, a raggiungere nell’anno di Expo almeno 750mila abitanti con il teleriscaldamento. Costo: 10 milioni all’anno per tre anni. Allo stesso prezzo la realizzazione dell’ultimo quesito: riapertura dei Navigli milanesi. Sul sogno di un porto turistico alla Darsena peserà la sentenza del Tar sul maxipercheggio, attesa a giorni.