«Porto in tv la storia della Baia dei Porci»

In «The Company», sei puntate prodotte da Ridley Scott, Raoul Bova è un anticastrista che aiuta la Cia

da Roma

Il clima bollente della guerra fredda. E non è questione di politica; meno che mai di storia: «Quel che rende così interessante quel periodo, è la sua naturale propensione allo spettacolo - osserva Michael Salomon -. Parli di guerra fredda, e subito pensi a spie che agiscono nell’ombra, a missioni segrete in situazioni pericolose. Pensi a un bel film d’azione, insomma». E questo vuol soprattutto essere The Company: la serie americana in 6 puntate che, diretta da Salomon, è stata presentata ieri al Roma Fiction Fest. Un bel film d’azione. Sullo sfondo di un affresco storico. Premiato in Usa da un considerevole successo, e probabilmente in autunno sugli schermi di Raiuno, The Company è il racconto - strettamente documentato da una parte, abilmente romanzato dall’altra - della lotta fra Castro e l’America nei giorni caldi della Baia dei Porci. Estrema accuratezza nella fattura; grandi e spettacolari scene di massa; un cast di prima grandezza che, assieme a Chris O’Donnell, Alfred Molina e Micaehl Keaton, nel ruolo d’un cubano include anche il nostro Raoul Bova. «In questa serie americana interpreto il ruolo del capitano Roberto Escalona, l’anti-castrista che guida nei meandri di Cuba l’agente della Cia interpretato da Chris O’Donnell - racconta il divo italiano -. Una grande occasione per me. Un personaggio diverso, dentro a un cast internazionale, per la produzione da 40 milioni di dollari del mitico Ridley Scott. E il risultato è stato eccezionale: una fiction che pare un film kolossal, con un vero spiegamento di mezzi e tecnologie, immerso in location da sogno».
C’è una cosa che soprattutto l’ha soddisfatto, in quest’esperienza: «Non m’hanno offerto il solito ruolo da italiano, bello, preferibilmente modello, innamorato del calcio e delle donne. Uno stereotipo del quale non sono mai stato contento». A buon punto nella carriera americana, l’attore ne tenta un primo bilancio: «Negli States ci sono momenti in cui lavori tantissimo, e altri in cui ti fermi per mesi. E allora mi concentro sui miei progetti italiani, soprattutto quelli da produttore. Inoltre, se in Italia sono un attore esperto, che cerca sempre più di crescere, laggiù sono solo un novellino, che deve accontentarsi di ruoli che spesso sono solo un passo indietro». «Raoul non è stato scelto per la sua bellezza - rassicura in proposito il regista - ma per il complesso delle sue qualità d’attore». Quanto allo spinoso soggetto, «La Cia non gode di buona fama - ammette Bova (che ha finito di girare la serie Sbirri per Mediaset) - ma questo dipende dal fatto che, mentre i loro fallimenti sono risaputi, per ovvi motivi essi possono parlare delle azioni andate a buon fine». «In realtà la Cia è costituita da gente tutta fortemente motivata: da patrioti decisi a lavorare per il proprio Paese - aggiunge Salomon -. Non a caso The Company doveva essere un film per le sale, e il progetto è divenuto televisivo solo quando s’è saputo che De Niro preparava una pellicola dai temi analoghi, The good shepherd».
Girato fra Ungheria e Canada, il filmone «è stato realizzato in modo che non sembrasse solo una fiction tv». E la Cia vera? Come ha giudicato il progetto? «Un regista ben introdotto nell’ambiente, ma che non posso nominare, mi ha detto che gli agenti veri hanno trovato The Company molto esatto. E gratificante».