Porto Venere, fuga dalla maggioranza Il sindaco ora è a un passo dall’addio

È durato poco più di tre anni l’inciucione di Portovenere. La maggioranza non esiste più ed è solo la Snam a decidere i tempi dell’eutanasia, a scegliere quando staccare la spina. C’era una volta una maggioranza che contava su una strana alleanza, su una lista civica nata dal patto neppure troppo carbonaro tra Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi, Italia dei Valori e «Moderati di centro», che poi si traduceva con Forza Italia. Di là, a fare opposizione, Alleanza nazionale dava manforte a Ds e Margherita. E la cosa ha funzionato per un po’, magari tra le polemiche, ma pur sempre con un discreto margine di sicurezza per una maggioranza che poteva contare su dodici voti rispetto ai sedici consiglieri presenti più il sindaco.
Ora non è più così. Ora i numeri sono cambiati. I voti sono 9 a 8, ma sono di più le mani che si alzano dai banchi dell’opposizione. Perché alla fine di tante polemiche, il 27 luglio, Fabio Carassale e Franco Petacco hanno salutato i compagni e hanno dichiarato di costituire il gruppo di Rifondazione Comunista, schierato all’opposizione. E così le forze in campo si sono riequilibrate: 10 a 7 per la maggioranza. In realtà, altri scricchiolii facevano già temere il peggio per il sindaco, Salvatore Matteo Calcagnini. Perché nella sua maggioranza, quella che gli rimaneva, Vinicio Ceccarini aveva già votato contro il bilancio per protesta contro la «scarsa attenzione ai problemi ambientali, e in disaccordo con l’affidamento a una società per azioni di tutti i servizi comunali». Ora, quel malessere, si è trasformato in un fax ufficiale di addio. «Ho annunciato di aver costituito un gruppo autonomo, che ho chiamato Ambiente e Trasparenza - spiega Ceccarini -. E mi schiero all’opposizione».
Sembrerebbe un 9 a 8, ancora per la maggioranza. Invece no, perché anche il consigliere Vittorio Calcagnini il 30 luglio ha scritto al signor sindaco, suo omonimo solo nel cognome, per dirgli addio. «Da tempo vivevo assai male la condizione della lista civica “Una comunità”, non potendo darvi alcun contributo e non potendo tradurre in realtà le premesse che mi avevano indotto ad accettare la candidatura in tale lista», scrive il consigliere, che assicura di «confluire nella minoranza». Ancora 9 a 8, ma stavolta per l’opposizione. La maggioranza non è più tale.
Addio giunta? Benarrivato al commissario prefettizio? Sarebbe la soluzione inevitabile, e forse sarà anche quella finale. Ma non subito, a meno che il sindaco non giochi d’anticipo scegliendo di dimettersi. L’opposizione diventata più forte potrebbe fare due mosse per far cadere l’ex maggioranza: dimettersi in blocco, oppure presentare e votare una mozione di sfiducia. Ma non sembra intenzionata a farlo entro pochi giorni. Perché prima c’è da risolvere la questione Snam. La società petrolifera ha presentato un piano per il futuro dell’insediamento e il Comune deve fare le sue osservazioni. In mancanza di rilievi dell’amministrazione, il piano Snam avrebbe il via libera e quindi sarebbe un rischio restare in questi giorni senza una guida politica in Municipio. I tempi sono comunque brevi, una richiesta di convocazione del consiglio comunale proprio per discutere delle osservazioni al piano Snam dovrebbe arrivare a breve sulla scrivania del presidente del consiglio (che è lo stesso sindaco Calcagnini). Poi, spazio alla crisi. Quindi un commissario prefettizio che dovrà guidare al nuovo voto nel 2008. A meno di sorprese.