Porto Venere prova a voltar pagina

Siamo agli sgoccioli della campagna elettorale di Porto Venere e già si guarda al futuro. Anche in questo comune si è vissuta l’esperienza del commissariamento, una decina di mesi, ma qui la situazione di incertezza politica ha lasciato ferite più profonde. Molti i problemi ancora sul tappeto, dalle case in edilizia agevolata ai progetti di lavori pubblici tutti da ultimare, dalla questione della gestione delle municipalizzate (due società) alle decisioni sul futuro del rigassificatore di Panigaglia.
Proprio questa sarà la prima decisiva scadenza, più o meno fissata, che sarà anche il primo scoglio con cui dovrà confrontarsi il nuovo sindaco di Porto Venere, cioè la conferenza dei servizi nazionale, a Roma, in cui si dovrà «decidere» sul programma di potenziamento del terminal Snam di Panigaglia.
A Porto Venere sono ben cinque quelle che correranno per la guida del Comune, uno scontro che ha visto la sinistra divisa e che lascia molti spazi allo schieramento di centro destra.
Si parte con la lista di centro destra «Nuova PortoVenere» costituita attorno al Popolo delle Libertà, alla Lega ed alla Destra che ha candidato Emilio Di Pelino. Si prosegue con la lista che porta candidato Massimo Nardini, «Portovenere Democratica», che raccoglie le forze del Partito Democratico, dei Socialisti e dell’Italia dei Valori.
C'è poi quella puramente civica, «Aria Nuova», guidata dalla commerciante Vittoria Frediani, «Insieme per PortoVenere» che è costituita attorno all’ex vice sindaco Sergio Faraguti che raccoglie Comunisti Italiani e Sinistra Democratica. Segue quella ambientalista, «La Castellana»,capeggiata dall’ex assessore Fabio Carassale appoggiata da Rifondazione Comunista e da molti gruppi ambientalisti locali.
Alle urne sono chiamati tremilacinquecento votanti.