Porto Venere, la rabbia e l’orgoglio

Caro Massimiliano, le immagini riportate dal Giornale pochi giorni orsono hanno fotografato fedelmente il dramma dell’alluvione e delle frane vissuto a Porto Venere venerdì all’alba, alla vigilia di Ferragosto, un’ora di pioggia intensa che ha cambiato la vita di una comunità, rendendola protagonista di fatti che, fino a quel giorno, erano state soltanto immagini trasmesse dai Tg: Sarno, la Sicilia, il Piemonte ecc. ecc. La gente per strada, attenta a non scivolare nella melma, fotografava questa realtà - surreale con gli occhi sgranati per lo stupore, con incredulità, scioccata e silenziosa, e nessuno parlava. Ecco, il silenzio è stato il vero protagonista di questo disastro, rotto soltanto dal rumore delle pale dei volontari della protezione civile e dei mezzi che andavano liberando strade, case e automobili dal fango e dai detriti, un enorme lavoro di squadra che in neanche mezza giornata ha tolto Porto Venere dall’isolamento e ha riportato i turisti a girare per le vie del borgo.
La spiaggia dell’Arenella, fotografata sott’acqua proprio nella prima pagina regionale dal Giornale quale immagine simbolo della tragedia, era stata colpita al cuore da fango, detriti di ogni genere, e perfino idrocarburi; per precauzione è stata vietata anche la balneazione, almeno per qualche giorno. Tuttavia, dopo un lavoro incessante durato tutto il giorno e tutta la notte nonostante il perdurare di violenti acquazzoni, per ferragosto la spiaggia è stata riaperta. I clienti non ci credevano e hanno applaudito al miracolo, il miracolo di un gruppo di lavoro affiatato, coordinato da un dirigente-lavoratore, Giacomo Cozzani, che dopo aver vinto la sfida della prima apertura stagionale il 15 di giugno, dopo che lo stabilimento era andato distrutto dalle mareggiate invernali, a due mesi di distanza è riuscito a vincere la seconda, senza mugugni, senza aiuti esterni e soprattutto senza recriminazioni, e io posso dire con orgoglio di far parte di questa squadra.