Il Porto vola, solo le rivoluzioni africane lo frenano

Ci prova a svolgere il ruolo politico. E Luigi Merlo, ex assessore di Claudio Burlando messo al timone del porto di Genova, dà subito la stoccata al governo con la solita critica alla manovra che, se davvero avessero tutti ragione, sembrerebbe studiata solo per affossare l’Italia. Ma poi Merlo non può fare a meno di ammettere che in effetti la stessa Italia tanto mal governata sta uscendo dalla crisi meglio del previsto. Almeno per quanto riguarda il suo settore di competenza, il presidente dell’Autorità Portuale deve snocciolare dati estremamente positivi, considerata la situazione.
Il traffico merci è infatti in sensibile aumento nel porto di Genova. I numeri dicono più 6 per cento rispetto allo scorso anno. Il dato è fornito direttamente dallo stesso Luigi Merlo, che sottolinea come il trend in realtà sarebbe ancor più positivo se non fosse stato condizionato negativamente da fattori indipendenti dalla volontà strategica di governo e enti locali. «Se non ci fosse stata la crisi del Nord Africa - commenta Merlo - avremmo raggiunto traffici record, che sono comunque a livelli ottimali, i massimi percorribili». Restano, però, alcune preoccupazioni per il futuro. «Ci sono ancora problemi per quanto riguarda l’efficientamento», sostiene Merlo, secondo cui la ricetta per evitare rischi è chiara: «Occorre più Europa - dice - nella portualità italiana». E qui entrano in gioco le strategie dell’Autorità, che è stata anche richiamata proprio dal ministero perché migliori al più presto l’efficienza della struttura.
Poi, per l’appunto, il ritorno alle critiche contro il governo. Secondo Merlo la manovra economica varata dal governo potrebbe avere ripercussioni anche sul sistema portuale italiano e sui suoi traffici. Questo almeno è la convinzione del presidente dell’Autorità Portuale di Genova: «O si rivoluzione il sistema - sostiene - o si rischia di bloccare lo sviluppo della portualità italiana». Secondo Merlo, infatti, i tagli alla pubblica amministrazione, la riduzione del personale, potrebbe avere gravi riflessi sull’attività dei porti: «O si adotta il sistema dei porti Nordeuropei, in cui i controlli vengono effettuati attraverso procedure semplificate di autocertificazione, oppure la portualità pagherà un prezzo altissimo». L’altra preoccupazione riguarda l’applicazione dell’articolo 8. «Abbiamo conquistato a fatica - ricorda Merlo - il contratto unico dei porti, uno strumento che funziona e che ha dato omogeneità alla portualità italiana. Immaginiamo cosa vorrebbe dire applicare un contratto diverso in ogni porto, sarebbe dare il via libera ad una forma di concorrenza e di dumping che ci farebbe tornare indietro di decenni, con una situazione di conflittualità enorme. Chiedo, quindi, di rivedere queste misure e, soprattutto, di dare strumenti operativi diversi. Il governo deve fare riforme che aboliscano la burocrazia nel sistema portuale italiano e diano efficienza».