A Portofino l’acqua nel bar è più salata che nel mare

Diego Pistacchi

C’erano una volta un milanese, un genovese, un americano. Non è una barzelletta, anche se qualcuno ha pensato quantomeno di essere vittima di uno scherzo, di essere inquadrato da una telecamera nascosta. Invece era tutto vero.
Mozzafiato il paesaggio, ci mancherebbe, e mozzafiato soprattutto i conti dei locali. Tre euro un bicchiere d’acqua, ottanta l’aperitivo di quattro amici al bar, la cena meglio non parlarne. Così è la Piazzetta, se vi pare. E a chi non «pare»? Non resta che fare un salto in caserma, dai carabinieri. È così che il milanese, il genovese e l’americano si incontrano nel ponte di Pasqua. Anzi, a essere precisi, neppure si vedono davanti al piantone. A incrociarsi sono solo le loro denunce, tutte in fotocopia, tutte rivolte contro quei gestori che se ne approfittano. I carabinieri di Portofino prendono atto, registrano le querele, indagano. Partendo da quelle tre storie tutte diverse nei protagonisti, tutte uguali nell’esito.
I particolari sono precisi. Un turista milanese non riesce a mandare giù un bicchiere d’acqua minerale. Buona, digeribilissima, ma più salata di quella del mare. Circa 10 cc, bollicine comprese, tre euro. Non fa a tempo a uscire dalla caserma, nel giorno di Pasquetta, che un genovese gli dà il cambio. Ha appena dovuto tirare fuori 80 euro: era con quattro amici al bar, d’accordo, ma aveva chiesto una bottiglia di vino come aperitivo, non uno champagne pregiato. Era convinto che però ad aver scolato il tre quarti di bianco, tutto d’un fiato, fosse stato il cassiere che ha battuto lo scontrino. Italiani attaccati all’euro? Macché, basta aspettare due giorni e lo sbarco degli americani in Piazzetta fa più morti che ad Anzio. Conquistano subito un ristorante. Coltello a mano e forchetta tra i denti, non fanno troppo caso alla carta del menù, ma scoprono i dettagli a fine pasto, sul conto: 200 euro a testa. E il caffé decidono di prenderlo in caserma. Terza denuncia in tre giorni.
La rivolta dei clienti arriva inevitabilmente al comando della compagnia carabinieri di Santa Margherita. Si indaga con cautela, perché prima di parlare di truffa ce ne vuole. Serve soprattutto la prova del dolo, cioè il fatto che gli esercenti abbiano volutamente ingannato i clienti, magari nascondendo i prezzi o non esponendoli del tutto. I primi accertamenti sembrano escludere questa possibilità. Che in Piazzetta i prezzi siano alti non è un mistero, ma i tre euro per il bicchiere d’acqua sembrano essere il vero eccesso difficile da scusare. Intanto arrivano le reazioni. Il sindaco Giorgio Devoto svicola: «Quando c'è da pensare al falò di San Giorgio non ho altro per la testa e comunque non so niente delle querele», taglia corto concentrandosi sulla festa di stasera. Più attento il presidente provinciale della Fipe, la Federazione dei pubblici esercizi. «Non conoscendo il caso specifico - premette Giacomo Rossignotti - vorrei invitare alla cautela. Magari il sensazionalismo del bicchiere d’acqua a tre euro si ridimensione se si scopre che si trattava di una bottiglietta monodose da 20 cc, servita al tavolino. In generale vorrei ricordare che la nostra categoria ha listini fermi, nei prezzi massimi, al marzo 2002 e che il precedente ritocco, nel 2000 era in base all’inflazione. Siamo una categoria che non ha speculato sul cambio dell’euro. A maggior ragione inviterei a chiarire prima quanto realmente accaduto e poi a trarre eventuali conclusioni».