Una portoricana del Bronx alla Corte Suprema Usa

«Non avrei mai creduto di arrivare dal Bronx alla Corte Suprema». Sonia Sotomayor, giudice di Corte d’Appello a New York, figlia di poveri portoricani e orfana del padre dall’età di 9 anni, è stata nominata dal presidente Barack Obama e prende il posto di David Souter tra i nove magistrati che compongono l’alta Corte degli Stati Uniti. La Sotomayor, 54 anni, è il primo membro latino-americano della Corte e la terza donna. La sua vicenda personale ricorda in qualche modo quella del primo presidente di colore, approdato alla Casa Bianca dopo essere cresciuto senza il padre.
La sua nomina non implica cambiamenti negli equilibri interni della più alta istanza giudiziaria degli Stati Uniti, la cui maggioranza è di orientamento conservatore. Souter, 69 anni, era un liberal come la Sotomayor, conosciuta in America soprattutto per una sua sentenza del 1995 che pose fine a uno sciopero che aveva paralizzato la Major League di baseball per quasi un anno. Nella sua attività Sonia Sotomayor si è prevalentemente schierata dalla parte dei soggetti deboli quando si è occupata di casi di discriminazione razziale o sessuale, oltre a emettere sentenze contro aziende in processi sui temi dell’ambiente e della sicurezza. Le sue sentenze sono però talora parse condizionate da luoghi comuni di sinistra. Come quando diede ragione al Comune di New Haven contro un certo numero di vigili del fuoco bianchi e ispanici che avevano sporto denuncia per discriminazione razziale: i colleghi neri non avevano superato il test attitudinale e così a New Haven non era stato promosso nessuno.
I conservatori rimangono in maggioranza alla Corte Suprema essendo cinque contro quattro. Va ricordato che questi giudici - che si occupano di temi sociali come aborto e pena di morte, ma anche di questioni economiche e attinenti il diritto di proprietà - vengono nominati a vita: sono loro stessi a decidere quando collocarsi a riposo. La loro nomina deve essere approvata dal Senato, dove attualmente i democratici dispongono della maggioranza.
La questione dell’orientamento politico dei nove “super giudici” è molto delicata in America, tanto che si ricordano casi di membri della Corte Suprema morti in carica in età più che avanzata (ad esempio William Rehnquist nel 2005) o di altri, come William Douglas nel 1975, costretti quasi a forza a lasciare il loro scranno perché impediti da una grave malattia. Il fatto è che se la maggioranza della Corte pende a destra o a sinistra questo produce effetti molto significativi, facendo giurisprudenza su questioni di grande rilievo come quelle prima citate; ma si ricorda anche, nel 2000, il caso del parere contrario (ma minoritario) sottoscritto dal decano della Corte John Paul Stevens in opposizione alla decisione di assegnare la presidenza degli Stati Uniti a George W. Bush invece che ad Al Gore dopo la contestatissima riconta dei voti in Florida.
Stevens, 88 anni, è uno dei cinque membri del collegio che hanno passato la settantina. È il decano e il capo della minoranza progressista della Corte. Sembra intenzionato a restare al suo posto per almeno un altro anno, dopo aver resistito da ottuagenario per tutti gli otto anni della presidenza Bush proprio per non dare al presidente conservatore l’opportunità di sostituirlo con un giudice di opposto orientamento.
I membri conservatori della Corte Suprema Usa sono mediamente più giovani di quelli liberal: il più anziano di loro è Antonin Scalia, che ha 72 anni. Obama dovrebbe rimpiazzare uno di loro per spostare verso sinistra gli equilibri della Corte. Ma nessuno sembra intenzionato ad annunciare il proprio ritiro.