Portovenere ferita dalle strade

Il teorema è quello di una Portovenere abusata di strade in fieri e proiettata ad un'edilizia sfrontata. Tracce, che qualcuno, puntando il dito contro l'amministrazione (peraltro in crisi aperta) trasforma in esposti-denunce. E lo strano è che Vinicio Ceccarini,consigliere di maggioranza, sbotti: «Il pericolo è un'urbanizzazione manifesta e strisciante. Il territorio vuole una tutela ben più forte. Sono anni che chiedo la riforma del Regolamento edilizio, della Commissione edilizia, dell'Ufficio Tecnico e non ottengo risultati. Porto Venere è un cantiere a cielo aperto. Mai visto un fervore urbanistico dei privati così forte e le cooperative così ferme». E tutto burocraticamente quaglia tra protocolli, fascicoli e ricorsi. Complicato leggere mappali e seguire l'indice sul sentiero che fu, prima di incrociare le sorti con una linea retta, larga 1 metro e mezzo.
Meglio una scarpinata per capire. Infili la strada lato monte all'altezza delle Grazie, direzione Muzzerone e Castellana, insieme a Franco che predica da tempo che quel verde lì in quella cornice lì, lo vogliono ricamare di strade, «e dalle strade crescono le case». Sbuffa, la falcata decisa, e tu dietro, stordita da tanta bellezza: il borgo dall'alto, la Palmaria come non l'hai mai vista, Tino e Tinetto.
Un tavolo da pic nic e la cartina del monte stesa: «Vede, qui nel '99, col nuovo Piano urbanistico, il Comune prevedeva, previo accordo con i proprietari dei terreni, una strada agricola, larga 1 metro e mezzo, per raggiungere le case sparse, per lo più ruderi disabitati. Ma nel 2002 spunta una seconda strada abusiva spacciata come allaccio idrico ad un edificio. Scattano le denunce penali e si istruiscono ben 7 cause». Beh, mica te l'aspetti che chi ha la casa lì, in nome dell'ambiente, faccia storie perché s'inventano una strada che gli moltiplica il valore dell'immobile. Eppure. L'allora responsabile dell'ufficio tecnico, arch. Massimiliano Martina, su rapporto della Guardia Forestale, emette ordinanza di demolizione della strada abusiva, «anche se non fu mai eseguita» precisa Franco, che ormai ci ha preso gusto a mettere chiodi sulla storia.
Mica finita. La Forestale, vieppiù sollecitata da denunce, effettua un sopraluogo nel maggio 2004, «nell'area compresa tra la strada S.Antonio e quella della Martina». Franco ti mostra l'allora rapporto dell'ing Pierluca Domenichini, ufficiale del coordinamento provinciale della Spezia. Franco agguanta le conclusioni e le scandisce: «Emerge un disegno logico messo in atto negli anni per poter raggiungere con strade carrabili i vari terreni». Sulla base di questo «vennero emessi provvedimenti penali a carico di 29 persone». Per Franco il cuore del problema sta qui. Che è anche il famoso teorema da smantellare, perché il comprensorio è SIC ed è impensabile lavorarci di cemento. Franco ha fretta, ha da farti vedere un'altra chicca sul Muzzerone. Faccenda già esplosa l'estate scorsa, quando per ristrutturare un immobile qualcuno ha pensato bene di percorrere il sentiero n. 1 del Cai con mezzi cingolati. Figurati. Area sequestrata dalla Forestale, can can di prassi, poi più niente. Con Franco rifai il sentiero, i segni dei cingoli sulla roccia, poi svolti a valle. Giù in costa raggiungi l'ex rudere che è ormai una bella casa a tetto con ex muretto a secco, rifatto con anima in cemento armato, alto 4 metri. Franco ha le foto di prima: un perimetro di pietre che prevedeva «ampliamento igienico sanitario max di 8m, e ristrutturazione. Peccato che lo radano al suolo in due giorni e ricostruiscano. Ma il cemento armato in area SIC è inaccettabile».
Cominci ad avvertire la stanchezza, ma non puoi mancare l'ultimo step: «Si sono giocati un uliveto, lungo la strada che sale dal borgo, in cambio di 20 box, che sono diventati 29 e poi 31. Con un pergolato della casa adiacente spacciato nel progetto del 2003 come porticato da tamponare. Lo capisce che qui ci fanno vedere lucciole per lanterne?» Raccontata così è pesantina. Urge confutazione in sede d'ufficio tecnico.
La palla rimbalza a Fabio Carassale, il giovane assessore all'urbanistica, ambiente, viabilità e trasporti, che nell'ultimo consiglio ha votato il bilancio «solo per spirito di responsabilità». Gli chiedi di smontarti il teorema tracciato dal furioso Franco, ossessionato dalle strade in fieri foriere di colate di cemento. Col supporto dell'ufficio tecnico, Carassale la prende larga: «Negli ultimi 30 anni non c'è stata nessuna aggressione alla collina». Che ti mostra in foto dall'alto: «Vede, il territorio s'è rinaturalizzato, le due strade ormai sono solo sentieri e per tutta la zona è stata prevista una Ztl. Comunque è in itinere una variante alla viabilità del piano regolatore che ad oggi prevede un primo tracciato largo fino a 1m e 50 ed un altro più sopra largo 2 metri e mezzo. La variante punta ad un sistema di accessibilità al versante in funzione del suo recupero» Quindi: «non più due, ma una sola strada, larghezza 2.50, sterrata e Ztl. Una sorta di viabilità mediana, da cui far partire in direzione monte e costa sistemi a cremagliera. E comunque non sbanchiamo perché sfruttiamo sentieri già esistenti». Punti di vista. E l'edificio cresciuto sul Muzzerone? «Tutto regolare, hanno rispettato i vuoti e i pieni. Le condizioni stradali non erano adeguate per raggiungerlo, hanno usato i mezzi cingolati di cui ci serviamo anche nel Parco, magari un po' più grossi. Del resto la Forestale aveva sequestrato solo il sentiero». Lana caprina. Ma il muro in cemento armato? «Quello che conta è il rivestimento che è in pietra. Non abbiamo l'obbligo di fare il muro nello stesso modo di prima». Sterzi sull'uliveto sbancato per box: «Regolare. Sono box pertinenziali. Il progetto finito prevede di ripristinare il versante com'era. Sopra ci saranno fasce e ulivi». Sul tetto in cemento. Ma la cosa curiosa è che del portico tamponato non risulta: «Per noi è una tettoia» liquida Carassale. Un po' pattina l'assessore, intanto ti mette sotto il naso lo studio di una cartografia di tutti i sentieri storici e dell'edificato: «per tutelare l'ambiente» ribadisce. Già, perché mica l'avevi capito.