A Portovenere non c’è stata alcuna guerra di religione

Non vi è nessuna battaglia di religione alla base della decisione da parte dell’Amministrazione comunale di Porto Venere di respingere la richiesta di introdurre nella sala consiliare sia il Crocefisso che la foto del Presidente.
La mozione presentata dal gruppo di centrodestra era irregolare in quanto firmata da soli quattro Consiglieri, mentre il regolamento comunale ne richiede cinque, tuttavia io, in qualità di Sindaco, l’avevo accettata proprio per spirito di collaborazione con la Minoranza del Consiglio. Quello che ha fatto poi scattare la molla della bocciatura sono stati sia il contenuto categorico della mozione: «... si invita ad apporre celermente sia il Crocefisso...», sia la strumentalità che traspariva dalla richiesta.
A Porto Venere siamo ancora un’isola felice dal punto di vista dell’immigrazione, non abbiamo campi Rom, moschee o stranieri di ogni fede e religione che insidiano il nostro credo, è insensato copiare a pappagallo mozioni che in altre zone della penisola possono avere una valenza di tutela della nostra identità italiana.
Io e i miei Consiglieri di maggioranza abbiamo così deciso unanimamente di non appoggiare questa richiesta, citando il passo della Costituzione in cui si dice: «Tutti i cittadini... sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione... (art.3)», questo proprio per non cadere nella trappola della strumentalizzazione spicciola, accettando anche il rischio di critiche da parte dei nostri stessi elettori. Quelli che non partivano da pregiudizi alcuni hanno perfettamente capito lo spirito della nostra decisione.
*Sindaco di Porto Venere