Portovenere scalda l’Italia da sola

Maria Vittoria Cascino

La statale è quella per Portovenere. Passi Fezzano, poi la villa rossa sulla sinistra, una curva a gomito e scendi. Una macchia di verde, di quello fitto, che mica lo vedi lo stabilimento. La traccia la scorgi in mare. Il pontile allungato sulla baia di Panigaglia e i due grossi cilindri del rigassificatore che ci si specchiano. Che ci voleva la Russia a dare una stretta al rubinetto del gas perché tutti ci ficcassero il naso. Perché molti scoprissero che oltre alla bellezza a Portovenere c’è l’unico impianto di ricezione e rigassificazione di gas naturale liquefatto realizzato in Italia.
Che magari bello non è, anche se l’hanno dipinto di verde e piantumato ben bene di palme. Però ti riceve le navi metaniere, si ciuccia i litri di gas che queste sparano nei bracci di discarica, li stocca nei due cilindroni, aziona una serie di pompe sommerse che pressurizzano il gas, lo inviano ai vaporizzatori ed è fatta. «È qui da trent’anni. Ero ancora un ragazzo che già occupavo lo stabilimento» ridacchia il sindaco Salvatore Calcagnini, uomo di sinistra, di quelli convinti che alcune cose debbano restare monopolio dello Stato. Che se poi gli chiedi perché non hanno lottato abbastanza ti dice: «Beh, portava occupazione», tant’è che la speranziella di spuntare qualche posto di lavoro in più all’impianto non la perde neppure adesso.
Ma il dialogo è sereno, che gli viene la malinconia: «Da ragazzi ci passavamo giornate intere in questa baia. C’era una polveriera dell’Ottocento, poi dismessa. E addirittura uno storico locale in un rilievo cartografico ha ipotizzato i resti d’una chiesetta secentesca». Poi è arrivato il rigassificatore. «Una ferita aperta sul territorio» rintuzza Brunella Maietta, ex consigliere di Forza italia - La gente non è mica tranquilla. E chi l’ha mai visto il piano sulla sicurezza? Almeno il sindaco avesse spuntato qualche vantaggio economico per il Comune, tipo partecipazione della Società all’illuminazione o al riscaldamento. Macchè. Si limitano a sponsorizzazioni. Il mugugno ci sta, ma ci sta anche che non dipendere dalla grande madre Russia in questo momento fa comodo. E quello di Portovenere è l'unico rigassificatore in funzione in Italia. Anche se è al largo di Rovigo ne stanno mettendo su uno e altri sono in progettazione. Costruito tra il '67 e il '70, fu realizzato per ricevere gas libico, renderlo intercambiabile con quello più leggero estratto dai giacimenti italiani e quindi immetterlo in rete.
Cessata l’importazione dalla Libia, è stato adeguato agli standard tipici degli attuali impianti di rigassificazione e riconverte Gnl di provenienze diverse. Nel'87 c'è primo intervento di ristrutturazione, un secondo è del '95.Dal novembre 2001 lo possiede e gestisce la Gnl Italia Spa, controllata da Snam Rete Gas. E dal 2001 marcia a pieno regime. Che significa 10.5 milioni di metri cubi al giorno di gas prodotto per una capacità nominale annua pari a 3.5 miliardi di mcubi. E pare proprio che tenga il ritmo. Lo chiedi a Danilo Ruffinazzi, direttore Gnl Italia, cosa significano questi numeri: «Diciamo che sul fabbisogno nazionale annuale, che è di 80 miliardi di metri cubi, noi ne immettiamo 3.5. Ma non siamo proprietari del gnl. La movimentazione dipende dal numero di metaniere che ci mandano gli shipper».
La capacità di carico delle navi varia dai 25.000 fino a 65.000-70.000 metri cubi di gas naturale liquefatto, stoccato ad una temperatura di meno 160°C e ad una pressione di poco superiore a quella atmosferica. «Ad un metro cubo liquefatto ne corrispondono 600 di gas. Qui sta il vantaggio di poterlo trasportare agevolmente su nave da dove si vuole». In mezzo ci sta la rigassificazione nell’impianto, ottenuta mediante vaporizzatori a fiamma sommersa. La correzione finale del gas ha poi lo scopo di mantenere le specifiche di qualità del metano immerso nella rete di trasporto, garantendo l'intercambiabilità del gnl con gli altri gas naturali trasportati via metanodotto. «Una volta immesso nella rete di trasporto-spiega il direttore-arriva alle società di distribuzione, che coprono con le forniture parte della Liguria, Emilia Romagna e bassa Lombardia». Però, piazzare uno stabilimento in quest’oasi. «La scelta della dislocazione è strettamente connessa all'aspetto orografico. Perché la baia è protetta dai venti e le navi attraccano senza problemi in ogni condizione atmosferica». Non c'è tempesta che tenga in questa baia dorata, dove lavorano 90 dipendenti, «in buona parte della zona». Possibilità di ampliamento? «Siamo già al top e su tutta la linea» replica il direttore che ne approfitta per sventolare l'ultima certificazione integrata ambiente-sicurezza rilasciata dal Dnv proprio pochi giorni fa. L'emergenza gas incalza e Panigaglia risponde bene: «Diciamo che il funzionamento dell'impianto è al massimo. Gli stessi shipper ci stanno portando mediamente, e già da tempo, dieci-undici navi al mese». Cariche di oro blu che nel verde della baia diventano energia.