Ma "Portugallia" non è un Paese di fantasia

Selma Lagerlöf racconta l’amore di un padre per una figlia e torna d’attualità mentre la storia di un altro padre e di un’altra figlia scuote le coscienze degli italiani<br />

Ha fatto quasi un balzo dallo scaffale per saltarmi in mano «L’imperatore di Portugallia», grandissimo romanzo sull’amore di un padre per la figlia, nei giorni in cui la storia di un altro padre e un’altra figlia scuote le coscienze degli italiani. Il libro è il racconto, delicatissimo e tragico, di ciò che nasce nel cuore di un papà davanti a sua figlia, del tumulto di emozioni, del desiderio di felicità per lei, dei dolori che ne accompagnano la realizzazione, del modo stesso di guardare la realtà che ne nasce. Ma i figli sono un mistero. Sono altro da te, e ogni padre prova lo stesso struggimento del contadino Jan quando guarda i propri bambini dormire e si domanda che ne sarà di loro. Sono tuoi non nel senso del possesso ma perché sono dati. Meglio, ti sono affidati: e «L’imperatore di Portugallia» mi è particolarmente caro perché me lo consigliò un amico fraterno che qualche anno dopo avrebbe preso in affido un ragazzino dal passato drammatico. I figli sono un mistero. Per Jan, contadino delle lande scandinave, il mistero si fa presente quando l’adorata Klara Gulla fa perdere le proprie tracce. Dicono i cattivi che ha fatto una brutta fine, mentre il cuore del padre è convinto che sia una principessa, anzi un’imperatrice in un paese fantastico. Lui è l’imperatore che le ha dato la vita ricevendo anche il dono della preveggenza che gli consente di vedere ciò che altri non vedono. E’ un folle? un invasato? un profeta? Ognuno darà la sua risposta. La Lagerlöf, prima donna a vincere il Nobel per la letteratura (ma questa è un’opera successiva), lascia campo libero. Ma invita a non chiudere la porta al mistero che fa le cose, dà le cose ed è il cuore delle cose. Il grande dimenticato.

Selma Lagerlöf
L’imperatore di Portugallia Iperborea, VIII edizione 2001
(stefano.filippi@ilgiornale.it)