Porzio: «Le vittorie non mi bastano mai»

Ha un palmarés gravido di titoli, dalle Olimpiadi ai Mondiali, Coppe Campioni e scudetti. Da giocatore ha vinto tutto. In panchina sta tenendo una tabella di marcia invidiabile e invidiata.
L'anno scorso ha centrato il Grande Slam con Coppa Italia, scudetto e Eurolega. Ora Pino Porzio, allenatore della Pro Recco, è alla ricerca dell'ennesima impresa: bissare la vittoria in Final Four. L'appuntamento è a Barcellona, dove la Pro Recco è sbarcata ieri e dove domani sera incontrerà il Mladost Zagreb.
Settebello, Posillipo, Pro Recco: tre tappe importanti, ma soprattutto tante vittorie. Con il dream team caro ad Eraldo Pizzo ha «firmato» lo scudetto della seconda stella, la scorsa stagione ha centrato il Grande Slam. Non si sente appagato?
«Assolutamente no. Non mi giro mai a guardare quello che è stato. Ho la capacità di stupirmi in questo: ogni sfida, ogni gara è sempre qualcosa di nuovo che affronti, e quindi che devi assolutamente vincere. Non tutto è scontato, non tutto è alla portata di quello che puoi fare. È una sfida».
A Barcellona e nelle finali play off la sua Pro Recco si presenta come la squadra da battere: uno stimolo in più o un peso sul piano psicologico-agonistico?
«È la condizione iniziale di chi ha vinto tanto. In questi mesi di lavoro la squadra ha dimostrato con i fatti di non avere la minima presunzione che tutto sia facile, tutto sia scontato. Anzi lavora ed è cosciente della difficoltà. Non ci sentiamo obbligati a nulla, se non dare il cento per cento delle nostre potenzialità. E poi non dimentichiamolo, ci sono anche gli altri, che sono forti».
In semifinale dovrete vedervela con i croati del Mladost: un avversario da prendere con le molle...
«Sono tutte e quattro grandi squadre. Ci danno per favoriti perché siamo i campioni in carica. Oggi è difficile quale sia la squadra favorita: posso dire Pro Recco e Jug, ma Maldost e Vasas non sono certamente al di sotto».
Vujasinovic, Kasas, Benedek, Madaras, Udovicic, Tempesti, Angelini, Calcaterra, Felugo e ci fermiano qui. Uno spogliatoio ricco di leader. Non deve essere facile mettere tutti d'accordo...
«È un concetto semplice: prima degli interessi di ognuno, c'è quello della Pro Recco, di cui siamo tutti onorati di farne parte. La qualità non basta mai. Sono grandi atleti, grandi campioni, grandi uomini. Ed hanno recepito questo messaggio».
Cosa significa ad avere a fianco, non solo in panchina, Eraldo Pizzo, un monumento della pallanuoto?
«È un mito. Sto scoprendo un personaggio straordinario che non tutti conoscono. Un uomo sensibile, umano, forse anche fragile, nel senso bello del termine. Un onore ed un piacere aver stabilito un rapporto di stima ed affetto con lui».