Ma la possibilità di colpire gli Usa è poco concreta

Nessun rischio: Pyongyang ha soltanto vettori a corto raggio

Andrea Nativi

da Washington

L’escalation di provocazioni che la Corea del Nord sta lanciando incurante delle reazioni internazionali provoca una serie di reazioni allarmate almeno dal punto di vista politico. Nella comunità dell’intelligence si respira tuttavia un notevole scetticismo sulla minaccia del lancio di un missile nucleare.
Anzi, continuano ad esistere forti perplessità sulla reale portata e sui risultati ottenuti con il test atomico di domenica. Intanto la potenza effettiva sembra essere ben più modesta rispetto a quanto inizialmente rilevato: oggi si parla di una potenza inferiore a 1 Kiloton, con una «forchetta» compresa tra 0,4 e 0,8 Kt, equivalenti a 400-800 tonnellate di tritolo. La modesta potenza potrebbe essere frutto di una scelta, magari per non dare al nemico troppi dati o per non sprecare prezioso plutonio, ma potrebbe anche essere il risultato di una reazione di fissione non sviluppatasi come previsto, mentre si considera anche l'ipotesi di un colossale bluff, ottenuto facendo esplodere una enorme bomba convenzionale. Se ne saprà di più nei prossimi giorni. Ma non va dimenticato che anche alcune delle bombe sperimentali fatte esplodere da India e Pakistan nel 1998 avevano una potenza minima.
Contemporaneamente i servizi di intelligence stanno rivalutando le informazioni disponibili sul programma missilistico nord coreano, per definire la reale portata della nuova minaccia. La Corea del Nord sicuramente non possiede un missile balistico intercontinentale (Icbm) in grado colpire direttamente gli Usa. Sono in corso almeno due programmi volti a realizzare un’arma di questa classe, ma ci vorranno anni e forti investimenti per arrivare a sviluppare un sistema operativo con una gittata di 8-10.000 km.
Anche l'ingresso in servizio di un più modesto Irbm (un missile balistico a raggio intermedio, 4-500 km, basato sul solito connubio di tecnologie russe, cinesi e nordcoreane) non è dietro l'angolo. Per non parlare di un altro programma relativo ad un missile balistico a medio raggio lanciabile da sottomarini, che sembra essere in... alto mare.
La minaccia più concreta continua ad essere rappresentata dai missili della famiglia Ro-Dong e Taepo-Dong, che non si ritiene siano in grado di arrivare al di là dei 1.300 e dei 2.000-2.500 km, trasportando un carico significativo. Già perché il veicolo di rientro, il cosiddetto «bus» che trasporta la o le testate, è relativamente pesante. Si parla di almeno 1.000 kg, probabilmente anche di più, perché Pyongyang non è certo in grado di sviluppare una testata missilistica nucleare miniaturizzata incapace di superare gli stress e le sollecitazioni cui è sottoposto un vettore missilistico. Non è quindi possibile ricorrere al solito escamotage per aumentare la gittata: ridurre al minimo il carico bellico, cioè la testata del missile.
Ne consegue che al momento la minaccia missilistico-nucleare nord coreana consiste, anche assumendo uno scenario pessimistico, in missili che al massimo possono raggiungere alcuni Paesi alleati degli Usa. È tuttavia possibile colpire basi ed installazioni militari americane nel Pacifico.
Certo al Pentagono la minaccia è presa seriamente: diversi piani di emergenza sono già pronti, mentre il sistema di difesa antimissile, che sta lentamente acquisendo effettive capacità operative specie nella sua componente navale, è stato messo in allarme.