La Posta tira il pacco a Bargone

Maria Vittoria Cascino

Trecento anime non valgono un ufficio postale. A Bargone, la frazione più popolosa di Casarza Ligure. Verde e fragole, che ci fanno la sagra e la miss, che non basta per tenersi stretto l'unico impiegato già a tempo ridotto. Che magari la pensione te la condisce con quelle tre parole in dialetto che ti tirano su il cuore. Macché. La direzione regionale poste italiane scrive al sindaco Fabrizio Gallo che quell'ufficio s'ha da chiudere. La prossima settimana. E a Bargone sono già sulla piazza che se la raccontano. Tanti hanno i capelli bianchi. E tanti ci pensano che per fare anche solo una raccomandata devono cambiarsi il vestito e andare a Casarza. Cinque chilometri, una corriera alle otto per andare, una a mezzogiorno per tornare e la mattina che se ne va. Scuotono il capo, che sulla piazza quell'ufficio è un riferimento. Buttano la testa dentro per sapere se la pensione c'è, o il pacco del figlio è arrivato. Un pezzo di vita di paese che sulla bilancia pesa poco, ma conta molto. Per loro. Tant'è che in consiglio comunale arriva una mozione urgente e già vengono coinvolte Regione e Provincia. «Un comportamento poco responsabile della direzione aziendale - incalza Federico Obertello, vice presidente Comunità Montana Val Petronio -. La logica del mercato non può essere applicata a servizi pubblici». E vagliela a spiegare la storia di quei trecento che restano a Bargone, che lì ci sono nati e ci vogliono morire, che la tengono viva nonostante tutto, che con un ufficio postale magari hanno una certezza in più di esserci.