Le Poste e l’efficienza del passato

(...) infine - passaggio attuale - alla preponderante egemonia dei servizi. Evoluzione forse in corso nei paesi avanzati dell’Occidente, dove l’utente sa che la corrispondenza inviata al mattino, con assoluta certezza perviene al destinatario entro la giornata successiva, non certo in Italia.
Indubbiamente il primo e più importante servizio della comunità è la posta e non senza una punta di rimpianto rammentiamo che una cinquantina d’anni or sono le poste italiane, allora per collaudata tradizione efficienti, recapitavano la corrispondenza a domicilio due volte nelle ventiquattr’ore. Non solo, era ritenuto inaccettabile il mancato recapito per due giorni consecutivi, quindi nel caso di due giorni festivi in successione in una delle due festività veniva distribuita la corrispondenza. Oggi la stampa in abbonamento da tempo viene inoltrata in ritardo e con frequenti e vistosi ammanchi; i programmi televisivi Sky, spediti con ragionevole e prudente anticipo, pervengono con dieci giorni di ritardo dopo l’inizio del mese successivo.
Il responsabile di un importante periodico mensile conferma che il 40 per cento delle copie spedite agli abbonati non arriva mai a destinazione, con le immaginabili proteste e relative spese aggiuntive da parte dell’editore. Le supreme gerarchie postali nazionali, dopo aver stabilito di abolire la distribuzione della corrispondenza nel giorno di sabato pretendono di estorcere agli editori un pizzo per inoltrare in quel giorno il quotidiano al domicilio degli abbonati. Si parla di cataste di posta accumulate in segrete sedi, soprattutto in coincidenza con le feste di fine anno, e avviate irrimediabilmente al macero.
Fin dai tempi antichi il recapito e la protezione della posta avevano un significato quasi sacrale. Nell’Etiopia al tempo del Negus l’inoltro della corrispondenza non era certo regolare, ma il postino inseriva la lettera sulla sommità di una canna e marciava tenendola bene esposta. Neppure i banditi, che pullulavano sulle strade, l’avrebbero mai aggredito o, comunque, ostacolato il suo procedere.
Oggi da noi la protezione della posta è resa più difficile dal fatto che i banditi non sono in agguato sulla strada ma appostati nell’interno delle stesse poste. Esempio documentabile: qualche tempo fa (febbraio 2010) un portalettere ha lamentato che ignoti gli avevano sottratto un plico da lui lasciato sullo scooter nel corso del giro di recapito della corrispondenza. Quel che si dice coincidenza, il plico raccomandato conteneva preziosi sconsideratamente inviati a mezzo posta.
Rientrato in sede (un tugurio lercio e disordinato retrostante la stazione Brignole) il postino ha denunciato l’ammanco e consegnato la ricevuta di ritorno della raccomandata che gli era rimasta; il capufficio ha rispedito il documento al mittente. Di conseguenza, il plico rubato risultava giunto ufficialmente a destinazione. L’interessato ha denunziato il fatto alla polizia postale ma non è accaduto nulla perché la Repubblica, corrotta e lassista, non premia né punisce, tira a campare. Le poste, che ne sono emanazione, si adeguano: funzionano malamente e tirano a campare.