Poste, Fs e Alitalia: l’assalto dei prodiani

Così la corrente del premier si è inserita nella sfida tra Ds e Margherita per il controllo degli enti. Ma la contesa ha bloccato le nomine

Gian Maria De Francesco

Le scaramucce tra Ds e Margherita sulle nomine pubbliche hanno prodotto una sostanziale situazione di stallo nelle partite Alitalia, Ferrovie dello Stato e Poste Italiane. In realtà, a muovere le pedine non sono solo i due azionisti di maggioranza del futuro Partito Democratico, ma anche la corrente prodiana, rappresentata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Micheli e dal ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa.
Anche se il potere contrattuale è inferiore a quello dei due partiti che si contrappongono, ricorrendo al gioco di sponda i seguaci del premier hanno già messo a segno qualche colpo previa approvazione del Botteghino. È il caso della presidenza Anas andata a Pietro Ciucci e di Patrimonio spa con la nomina di Pierpaolo Dominedò (sponsorizzato dalla Quercia). Eccezion fatta per il caso Cappon, la provenienza Iri equivale a un pedigree prodiano. Se a tutto questo si aggiunge che la prima ondata dello spoil system unionista non è stata avara con l partito guidato da Piero Fassino si può ben comprendere il risentimento della Margherita. La triade Migliavacca-Rovati-Lusetti, che si occupa delle nomine a Palazzo Chigi in rappresentanza di Ds, Prodi e Margherita, dovrà oliare gli ingranaggi.
Anche per questo motivo comincia a prendere piede l'ipotesi di aspettare la naturale scadenza del consiglio di amministrazione di Poste Italiane nel 2007 per procedere alla sostituzione dell'ad Massimo Sarmi con Vittorio Colao o con Francesco Mengozzi. In questo modo si risolverebbe la contesa sulle nomine senza inasprire ulteriormente il confronto. E, soprattutto, frenando gli appetiti diessini.
Discorso differente per Alitalia. Sia la Margherita sia i Ds concordano sulla necessità di sostituire il presidente e ad Giancarlo Cimoli colpevole di non aver realizzato la svolta tanto attesa. Ma il ministro dell'economia, Tommaso Padoa-Schioppa, in qualità di azionista di riferimento ha bloccato la procedura rinnovando la propria fiducia al manager. Il credito presso la maggioranza del quale può beneficiare il titolare del dicastero di via XX Settembre (già privato di parecchie competenze dallo spacchettamento; ndr) impone prudenza ai due partiti. L'utilizzo della moral suasion per convincere Padoa-Schioppa porterebbe comunque a un rinnovato confronto tra Ds e Dl per imporre l'ex ad di Rcs Colao oppure Maurizio Basile.
Meno complicata appare invece la partita per le Ferrovie dello Stato. Dopo settimane di aspre contrapposizioni Via Nazionale e Largo del Nazareno hanno trovato un accordo sul ticket composto da Innocenzo Cipolletta (presidente di Ubs Italia e de Il Sole 24 Ore) alla presidenza e Mauro Moretti come amministratore delegato. Quest'ultimo in quota Botteghino. L'unica complicazione è rappresentata dall'attuale numero uno di Fs, Elio Catania. Convincerlo al passo indietro insieme agli consiglieri e magari chiedendo anche uno sconto sulla maxiliquidazione non appare un'impresa facile. Ma tutto il mese di agosto sarà impiegato per giungere a quest'obiettivo in modo tale da poter ripartire già settembre con il nuovo organigramma.
Il successo della manovra non è ovviamente scontato perché finora i tre "operatori" non sono riusciti a concertare le rispettive esigenze. Se a questo si aggiunge che l'avvio dell'iter della Finanziaria (sulla quale il governo rischia moltissimo) distoglierà molte energie, il fattore tempo diventa decisivo.
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