«Poste risanate, ma pesano i debiti»

da Milano

La Corte dei conti promuove la gestione di Poste Italiane nel 2004, ma non manca di rilevare una serie di criticità che ancora pesano sull'azienda e soprattutto sul cammino verso la privatizzazione. Tra queste un indebitamento elevato, i notevoli conflitti di lavoro e gli oneri del servizio universale. Ma oltre a tutto ciò, la magistratura contabile punta anche il dito contro il dilagare dell'assenteismo per malattia «che tende ad autoalimentarsi»: nel 2004 ci sono state 17 giornate pro-capite di assenza per le quali la società ha stimato un costo improduttivo teorico di circa 308,9 milioni di euro.
Nel complesso, comunque, le valutazioni dei magistrati contabili sono «positive». L’obiettivo del risanamento economico e finanziario «può dirsi in buona parte conseguito». Basta guardare il bilancio del 2004 chiuso in utile (215,4 milioni ) per il terzo anno consecutivo, grazie anche al «decisivo apporto» dei servizi di Bancoposta. In particolare si guarda con favore allo sviluppo dell'uso di tecnologie informatiche e di telecomunicazione. Viene poi apprezzata l'attenzione (anche sotto il profilo delle risorse) di Poste all'attività di formazione e riqualificazione dei suoi dipendenti. A giudizio della Corte, però, «accanto a risultati indubbiamente positivi, residuano aree di criticità, ereditate del passato, che si frappongono o rendono problematico il cammino della privatizzazione».
Tra le più significative, spiegano i magistrati, il livello di indebitamento, in gran parte correlato al ritardo ormai strutturale con il quale lo Stato paga gli ingenti corrispettivi delle prestazioni ricevute da Poste, l'ancora notevole contenzioso di lavoro legato ai contratti a tempo determinato e le problematiche connesse agli effettivi oneri del servizio universale.