Poste, Sarmi rilancia la privatizzazione «Siamo i più redditizi»

Al «Financial Times» l’ad in scadenza ammette: «I soldi arrivano dalla banca»

da Milano

Alla fine di marzo scadrà il mandato di Massimo Sarmi, amministratore delegato delle Poste italiane succeduto nel 2002 a Corrado Passera e indicato dall’allora vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini. A maggioranza cambiata, non è prevedibile una sua riconferma. Sarmi comunque si appresta a lasciare con un bilancio, almeno apparentemente, del tutto positivo, che ieri è stato celebrato con ampia evidenza dal Financial Times con un’intervista.
Sarmi evita la falsa modestia e dichiara che Poste Italiane sono «il servizio postale più redditizio d’Europa» e sono «pronte per la privatizzazione», anche se non è ancora previsto quando. Precisa inoltre che grazie ai suoi servizi finanziari, il gruppo Poste Italiane ha, al confronto con le altre aziende postali europee, il più alto tasso di redditività prima delle tasse e degli interessi, con il 16%, contro il 12,7% di Tnt e il meno 0,1% della Royal Mail.
Ma proprio qui Sarmi espone il fianco alle critiche. Alle Poste i cittadini chiedono di saper recapitare lettere e pacchi in maniera rapida e affidabile, non di guadagnare denaro con attività differenti. Invece quello che dovrebbe essere il «core business» dell’azienda è stato sottoposto negli ultimi anni a riorganizzazioni e risparmi che hanno ancor più danneggiato il servizio. Ciascuno ne può vedere le conseguenze nella propria casella postale; volesse una conferma inferocita, potrebbe passare mezz’ora all’ufficio abbonamenti di un quotidiano e registrare la bile di chi (regolarmente) non riceve regolarmente il giornale.
Sarmi, tuttavia, sbandiera le tecnologie: nell’intervista si dice «stupito dal fatto che il fisco britannico abbia perso due hard-disc contenenti i dati di 25 milioni di persone durante la spedizione postale». Parla di un fatto «primitivo, preistorico» chiedendosi come mai il corriere che gestisce il servizio postale interno del governo britannico dovesse recapitare i dischi anziché spedire i dati elettronicamente in sicurezza, come avrebbe fatto Poste Italiane.
Il BancoPosta raccoglie 300 miliardi di euro (441 miliardi di dollari) di risparmi, ma non sono del tutto placati i contrasti con l’Abi e il «concorrente» sistema bancario; Poste Vita (assicurazioni), è ai primi posti in Italia. Poste Mobile, il neonato servizio di telefonia cellulare, intende raggiungere i 2 milioni di utenti in tre anni; ma per il momento stenta un po’. «Veniamo considerati come un animale strano nel contesto italiano», ha commentato, non a torto, Sarmi al Financial Times.