"Posti pilotati dai politici" Indagati anche 007 e generali

Intrecci tra mafia, palazzi del potere e massoneria. L’indagine di un pm di Catanzaro coinvolge 24 persone. Bondi: &quot;Un polverone&quot;. I verbali dell'inchiesta: &quot;<strong><a href="/a.pic1?ID=186707" target="_blank">Pizzo sul salario a esponenti di sinistra</a></strong>&quot;

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica
Catanzaro
- «In Calabria gli intrecci affaristici tra politica, imprenditoria, massoneria e poteri occulti rappresentano, ormai, un sistema collaudato, con radicati e consolidati rapporti a Roma». L’ultimo terremoto giudiziario ha l’epicentro nella procura di Catanzaro, ma attraverso le 275 pagine del decreto di perquisizione firmato dal pm Luigi De Magistris la scossa si propaga a tutto il Paese. Ventiquattro indagati per associazione per delinquere, truffa, corruzione e - per dieci di loro - violazione della Legge Anselmi sulla massoneria. E una raffica di perquisizioni. Nell’inchiesta anche due persone che per il Pm sono vicine a Romano Prodi: Franco Bonferroni, nel Cda di Finmeccanica, e Piero Scarpellini. Il primo è «uomo cerniera tra sistema bancario e politica, in grado di far ottenere commesse bancarie nei momenti topici delle operazioni finanziarie».

L’amico di Prodi
Scarpellini, per De Magistris, «insieme al figlio rappresenta persona di assoluta fiducia del premier Prodi», di cui Piero «è consulente, con base a San Marino, e sembra avere una passione per gli affari tra Italia e nord Africa». Palazzo Chigi precisa: è «un consulente non pagato». Ma a settembre scorso L’Espresso ne sottolineava il ruolo nei rapporti tra Italia e Libia, ricordando l’amicizia con Prodi e il fatto che «gira spesso su auto della presidenza del Consiglio». Inoltre, «suo figlio Alessandro, 30enne che ha studiato un anno in Libia, è dal 2004 il portaborse di Prodi».

L’asse Ds-Udc
Indagati anche quattro politici, tra cui il vicepresidente del consiglio regionale calabrese Nicola Adamo, Ds. Coinvolti anche il capo di stato maggiore della Guardia di finanza Paolo Poletti, per un presunto affare relativo all’informatizzazione degli archivi Gdf, nonché il capocentro del Sismi a Padova e una dipendente del Cesis. L’inchiesta scava su presunti sperperi di denaro pubblico. «I patti illeciti - scrive il Pm - (...) si verificano soprattutto nell’approvazione dei contratti d’area e di programma, ove significativo dal punto di vista investigativo è apparso l’asse Ds-Udc». Tra gli esempi, un finanziamento di 300 milioni arrivato all’Udc per l’appalto dell’ospedale di Vibo Valentia. Personaggio cardine dell’inchiesta è Antonio Saladino, referente al Sud per la Compagnia delle Opere e in grado di «controllare» la Cisl calabrese. Di lui De Magistris scrive: «È posto al centro di un potere politico-economico non discutibile. In virtù dell’incarico direttivo alla Cdo manifesta una conoscenza verso esponenti politici di riferimento nazionali e regionali di prim’ordine». Per il magistrato «il sistema consisteva nella possibilità di ottenere lavori e in cambio Saladino assumeva le persone segnalate dai politici che glieli facevano ottenere».

Vescovo raccomandato
Non solo politici. Ma anche carabinieri, questori, prefetti, magistrati, imprenditori. E un vescovo al quale Saladino prova a «sistemare» la nipote. Una rete di rapporti impressionante. Tra le persone eccellenti da «accontentare» Saladino annovera, per il pm Donato Veraldi, europarlamentare della Margherita, l’ex presidente Chiaravalloti, il deputato Pino Gentile, Adamo e la moglie, l’imprenditore Pietro Macrì («uomo vicino all’area di Prodi»). Ma ci sono relazioni anche «con l’onorevole dei Dl Gigi Meduri (sottosegretario alle Infrastrutture), al quale Saladino e il suo socio Franzé hanno assunto tramite la società di lavoro interinale Why Not il figlio», «con il senatore Pietro Fuda, al quale Saladino ha fatto assumere diverse persone da lui segnalate». E secondo quanto racconta al Pm una «gola profonda», ex collaboratrice di Saladino, quest’ultimo avrebbe avuto rapporti «ravvicinati» con i seguenti politici nazionali: Pisanu, Cesa, Gasparri, Alemanno, Dini, Rutelli, Mastella, Cuffaro, Soru, Minniti, Bassolino, Formigoni, Amendola, Galati «e con il professor Rossi, pugliese, persona vicina al ministro D’Alema». È comunque Adamo per il Pm il politico più attivo nel segnalare le persone da assumere.

Spunta il «compagno G»
È sempre la superteste a introdurre il capitolo sulla «Loggia San Marino», con riferimento a Pietro Macrì. Nel «comitato d’affari» spunta «tale Castellucci, persona di Primo Greganti, che Saladino avvicinò tramite Vincenzo Bifano, all’epoca presidente regionale della Cdo, che oggi frequenta gli ambienti dei Ds in Calabria».
Altro personaggio investigato da De Magistris è Cristina Sanesi, portavoce dei «circoli Margo» di Rutelli. Tutto il decreto è un ginepraio di nomi, intercettazioni, verbali. Si trovano pure gli onnipresenti Mancini, Pollari e Tavaroli. C’è spazio per criticare l’attività «non istituzionale di alcuni ufficiali della Gdf», oltre a Poletti, si parla del capo del generale Cretella Lombardo. Ma l’azzurro Sandro Bondi parla di «ennesimo polverone» e annuncia un’interpellanza parlamentare, solidarizzando con Poletti.