Il postino-rapinatore smascherato dai colleghi

A ben guardare la sua vera sfortuna è stata quella di aver trovato alcuni impiegati già vittime in passato di rapine. E quelli tutti concordi nel raccontare ai carabinieri: «Mai visto un bandito così pratico di uffici postali. E siccome i carabinieri sono maliziosi di natura, sono andati a confrontare le foto dei dipendenti assenti con le immagini del rapinatore ripreso dalle tv a circuito chiuso. Scoprendo che assomigliava, anzi era proprio preciso preciso, a uno dei postini in malattia il giorno del colpo. E quando sono andati a prenderlo lui ha cantato subito: «Sì sono stato io, ho fatto una cazzata».
Una «cazzata» su cui ora Walter Schiavi, 29 anni, avrà modo di riflettere nella cella di San Vittore, dove è stato rinchiuso insieme al complice, Giuseppe Deufemia, 27 anni, pregiudicato. Insieme infatti la mattina del 30 luglio sono entrati nell’ufficio postale di via Novara 30 e, mentre Deufemia teneva tutti sotto tiro della sua calibro 22, Schiavi girava intorno al bancone, si dirigeva spedito verso le casse e razziava 5mila euro.
Tra gli addetti allo sportello però, diversi sono «veterani» delle rapine. E tutti concordano su un particolare: «Mai visto un bandito così esperto, si muoveva nell’ufficio come fosse a casa sua». I carabinieri della compagnia di porta Magenta diretti dal tenente Egidio Lardo, si insospettiscono. Sanno che spesso nelle rapine c’è una «talpa» interna. E così si fanno dare l’elenco del personale assente, tra cui spicca il nome di Schiavi. Il giovane la mattina del 30 luglio aveva infatti chiamato il suo capo spiegando di essere leggermente influenzato. «Oggi resto a casa, ci vediamo domani». I militari visionando i filmati del sistema di videosorveglianza riconoscono subito Deufemia, originario di Brugherio, con una piccola ma dignitosa carriera criminale alle spalle. È titolare di un fascicolo che comprende furti, droga, non disdegna qualche pista di cocaina, e soprattutto rapine. Le forze dell’ordine gliene contestano almeno quattro.
Sviluppando ulteriormente le indagini scoprono che Deufemia per un periodo aveva abitato con una ragazza in un appartamento di via Creta, a due passi da dove abita lo Schiavi con la madre. E che i due si conoscevano. Ma soprattutto che lo Schiavi è proprio uguale al secondo rapinatore ripreso dalle tv a circuito chiuso dell’ufficio postale. Ma per non sbagliarsi, gli investigatori tornano alle poste e chiedono ai dipendenti: «Ma quello che vi ha rapinati non potrebbe essere proprio lo Schiavi?». E in effetti, pensa che ti ripensa, più di qualcuno dice che sì... insomma... potrebbe essere stato proprio lui.
Giovedì i carabinieri vanno a prendersi i due soggetti. Deufemia viene beccato all’alba nella sua casa di Brugherio: fa il duro e tiene chiuso il becco. Schiavi viene intercettato alle quattro del mattino, al suo rientro a casa dopo una notte di bisboccia. Durante la perquisizione saltano fuori i ritagli dei giornali che parlano del colpo fatto da «superprofessionisti». Lui confessa, anzi spiega che si era pure bruciato gli abiti indossati durante la rapina. Proprio un vero professionista.