Posto fisso, il premier dà ragione a Tremonti

RomaAlla fine è Silvio Berlusconi a chiudere la querelle sul posto fisso che va avanti dalla prima mattina fino al pomeriggio inoltrato. Gli echi delle parole di Giulio Tremonti - che lunedì aveva detto di «non considerare la mobilità un valore» per poi elogiare il posto fisso come «base su cui organizzare un progetto di vita» e «una famiglia» - scatenano infatti non solo la reazione dell’opposizione ma anche una presa di distanze di alcuni ministri. Claudio Scajola, titolare dell’Attività produttive, invita a «contemperare» le diverse esigenze per poi dire che «il mondo delle imprese ha bisogno di una quota di flessibilità che gli consenta di competere». E qualche perplessità ce l’ha anche il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, anche se in serata parla di «tempesta in un bicchiere d’acqua» perché «Tremonti dice una cosa ovvia». Decisamente più netto Renato Brunetta. «Quella di Tremonti - spiega il titolare della Funzione pubblica intervistato da Repubblica - è una soluzione del Novecento che non va più bene in questo secolo». Critiche a cui si uniscono molti esponenti del Pdl - dal vicepresidente della Camera Maurizio Lupi al finiano doc Italo Bocchino - e soprattutto la Confindustria. «La cultura del posto fisso - dice il presidente degli industriali Emma Marcegaglia - è un ritorno al passato non possibile e che in questo Paese ha creato problemi».
E forse è proprio l’altolà che arriva da viale dell’Astronomia - che nel 2002 appoggiò con forza il governo Berlusconi nella battaglia per riformare l’articolo 18 - a segnare il passo. Perché a stretto giro - il primo con una nota da Arcore, il secondo dalla riunione dell’Ecofin in Lussemburgo - Berlusconi e Tremonti intervengono sulla vicenda. Il premier per far quadrato intorno al ministro dell’Economia, e il titolare di via XX Settembre per smussare la polemica. La «polemica della sinistra», dice il Cavaliere puntando sull’opposizione ma colpendo indirettamente anche i critici della maggioranza, «è l’ennesima conferma della loro malafede». E aggiunge: «Confermo la mia completa sintonia con Tremonti. Per noi, come dimostrano i provvedimenti presi in questi mesi a tutela dell’occupazione, è del tutto evidente che il posto fisso è un valore e non un disvalore. Così come sono un valore le cosiddette partite Iva». A conferma delle parole di Berlusconi sulla «malafede», arriva la presa di posizione del titolare dell’Economia. «Ho detto una cosa scontata, come dire che preferisco stare al caldo piuttosto che al freddo», spiega. Insomma, «è chiaro che il paradigma del lavoro precario non si può abrogare» perché «è una necessità in parte imposta dall globalizzazione», ma «lo Stato deve rendere meno gravose le forme della precarietà». Infine, quella che potrebbe essere letta come una risposta indiretta a Brunetta: «Non è che se uno dice sì al posto fisso allora dice sì ai fannulloni».
Polemica stoppata, dunque. Anche perché Berlusconi tutto vuole fuorché la maggioranza continui ad aprire fronti interni in un momento in cui serve soprattutto unità. D’altra parte, era stato proprio questo l’appello rivolto al ministro dell’Economia e a Gianni Letta nel loro incontro a tre della scorsa settimana. Ma l’uscita di Tremonti ha in qualche modo ridato fiato ai critici. Con solo i ministri Sandro Bondi e Gianfranco Rotondi a prendere le difese di via XX Settembre. E tutti gli altri - chi in via ufficiale e chi off record - a ricordare come «il messaggio che ha sempre dato il centrodestra e l’imprenditore Berlusconi» vada proprio «nella direzione opposta a quella del posto fisso». «Noi - spiega Benedetto Della Vedova, economista e deputato del Pdl oggi vicino alle posizioni di Gianfranco Fini - dovremmo dare un messaggio di dinamismo, rischio e impresa». Eppoi, aggiunge, «entrando nel merito vorrei ricordare che il boom economico del Triveneto si basa proprio sul principio della mobilità e su tutti coloro che hanno lasciato il posto fisso per fare gli imprenditori». Una posizione che con ogni probabilità condivide anche il presidente della Camera.
D’altra parte, che Fini e Tremonti siano in sintonia è sempre più raro, visto che - ragiona una ministro molto vicino al Cavaliere - tutti e due «si stanno muovendo sul presente anche guardando al futuro». Ieri lo diceva in chiaro anche Massimo D’Alema, uno che con il presidente della Camera ha rapporti piuttosto cordiali: «Fini?Penso che si immagini il nuovo leader del centrodestra quando, non so come né quando, arriverà il momento della successione a Berlusconi».