Un posto in lista alla Colli e a Bongiorno

Gianni Pennacchi

da Roma

Alla fine del lungo giro di consultazioni in Via dell’Umiltà, mezz’ora esatta con ognuno dei coordinatori regionali, Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto hanno stilato le 19 schede di rito. Una per ogni regione (meno la Valle d’Aosta, che anche con la nuova legge elettorale resta un’enclave uninominale). Su ogni scheda sono elencati i parlamentari uscenti di quella zona, con un breve giudizio stilato insieme ai capigruppo. Su di un’altra colonna, gli aspiranti al Parlamento: consiglieri regionali, talvolta governatori, industriali e personalità che soffrono e s’offrono volontari. Infine le cifre fatidiche, frutto di proiezioni matematiche: il numero minimo e quello massimo di senatori e di deputati che Forza Italia conta di eleggere in quella regione.
Silvio Berlusconi prenderà ad esaminare tali schede al ritorno dal viaggio in Usa. A far gli elenchi, decidere le posizioni nelle liste bloccate, sarà il premier di persona. Il quale certamente ascolterà tutti, potenti e meno, ma infine stabilirà a suo insindacabile giudizio. Il problema, infatti, è che pure in caso di vittoria un 50 deputati e 20 o 30 senatori uscenti non saranno rieletti. Tutti però, vogliono essere ricandidati, e il leader ha promesso che così sarà. Come dar speranza, a chi si troverà quinto, in una lista dove ne risulteranno eletti quattro? Intanto, Berlusconi capolista ovunque libererà il suo scranno optando per Milano. Poi, chiunque sarà nominato ministro o sottosegretario dovrà rinunciare al mandato parlamentare in favore dei primi non eletti. Infine, il leader ha già cassato il secondo elenco di ogni scheda, riconoscendo un «bonus» a quei volenterosi aspiranti, una sorta di cambiale da onorarsi nelle elezioni del 2011. Le new entry, troveranno spazio solo se coincidono con l’elenco che sta stilando Berlusconi stesso.
Ed è un elenco sofferto, perché anch’esso toglie spazio vitale ai parlamentari uscenti. Dopo una sollevazione di massa ieri, pare così tramontata la candidatura della cognata di Al Bano, Raffaella Lecciso. Mike Bongiorno sarà invece senatore, senza discussione alcuna. Per mandare a Palazzo Madama Gianni Letta invece, a sollevar dubbi è proprio il sottosegretario, che Berlusconi vorrebbe candidare, ma che resiste e non ne vuol sapere. Anche Ombretta Colli avrà un seggio, a consolazione della perdita della Provincia di Milano. Pietro Lunardi e Lucio Stanca, ministri tecnici, saranno eletti a Montecitorio. Tutti gli altri nomi «nuovi» che circolano, da Magdi Allam a Micaela Biancofiore, dal figlio del ministro Pisanu a Elisabetta Gardini appaiono in predicato, almeno per un posto sicuro.
C’è infatti un’altra sala d’attesa, quella degli «atti dovuti», cioè i piccoli alleati che attendono un paracadute nelle liste forziste, da Francesco Nucara a Stefania Craxi. Anche Raffaele Lombardo, che pure è alleato con la Lega, vuole 3 deputati e 2 senatori aggiuntivi in «quota Berlusconi». Gianfranco Rotondi, che fa lista con Gianni De Michelis, ha ottenuto 3 senatori aggiuntivi da eleggere in Fi, in cambio dell’ospitalità offerta sotto il suo scudo crociato a due candidati di Emanuele Filiberto di Savoia. Pure De Michelis avrà due senatori in più, a compenso di Chiara Moroni che abbandona il nuovo Psi per aderire a Fi.