«Potenti alla gogna dei media come ai tempi di Mani pulite»

Giovanardi: anche oggi doppiopesismo dei pm, perché non si intercettano Della Valle o Abete?

Adalberto Signore

da Roma

Ministro Giovanardi, otto anni fa diede alle stampe «Storie di straordinaria ingiustizia», un corposo pamphlet sulle «vittime» di Mani pulite che ancora oggi continua a riscuotere un discreto successo. A suo avviso, è possibile fare un parallelo tra la stagione di Tangentopoli e quello che sta accadendo oggi?
«In verità, mi sembra di rivivere quegli anni. Come allora, ci troviamo di fronte a un micidiale circuito mediatico che sta massacrando personaggi economici e dell’establishment. Tangentopoli distrusse persone che poi furono assolte con lo strumento della carcerazione preventiva, oggi si utilizzano le intercettazioni».
Insomma, la pubblica gogna prima di qualsiasi giudizio di merito?
«Esatto. Pubblicando conversazioni spesso di nessun interesse e comunque assolutamente travisabili. Chiunque, dal capo dello Stato all’ultimo dei cittadini, quando parla in privato usa termini e espressioni che a un terzo possono apparire improprie. È chiaro che un breve stralcio di conversazione non può avere alcun valore, neanche indicativo. Invece, si stanno utilizzando per delegittimare e distruggere preventivamente delle persone. E poi vorrei capire qual è il reato di cui è accusato il governatore Fazio. Me lo spieghino... La verità è che tutto quello che sta accadendo sta solo destabilizzando il ruolo della Banca d’Italia nel mondo e, di conseguenza, il nostro Paese. Bene ha fatto il premier a sottolineare che si è passato il segno».
L’obiezione che si fa, la stessa degli anni di Mani pulite, è che ci si preoccupa di alcune questioni solo quando ci sono di mezzo i «potenti».
«Mi scusi, ma Darida, Mannino, Andreotti e tutti gli altri sarebbero stati incriminati se non fossero stati ministri? E chi è stato intercettato oggi è finito o no in pasto alla stampa in quanto "potente"? Mi scusi, ma i giornali hanno mai pubblicato le intercettazioni a uno spacciatore di droga?».
Continuiamo con il parallelo con Tangentopoli.
«Be’, ancora una volta al centro della scena c’è la Procura di Milano. E, me lo consentirà, l’identikit del Gip che si occupa della vicenda non è rassicurante. Insomma, Clementina Forleo è quel magistrato che ha fatto differenza tra terroristi e guerriglieri e che ha contestato dei poliziotti mentre stavano arrestando un extracomunitario. Potrò non avere fiducia?».
Qualcuno ha detto che - come accadde con Mani pulite - solo alcuni sono finiti nella gogna mediatica delle intercettazioni. È d’accordo?
«Certo che sì. È l’ennesimo elemento che ci accomuna con quella stagione. Allora fu perseguita solo una parte e non la sinistra, così oggi sui giornali troviamo solo alcuni nomi e non altri. Non sono state fatte intercettazioni di conversazioni in cui c’era Abete, Della Valle, Geronzi o Prodi? Non sono state fatte o non sono state date in pasto alla stampa? È evidente che a leggere un colloquio telefonico tra Prodi e De Benedetti ci sarebbe davvero da ridere. Quello che accade, invece, è che certi personaggi che fanno parte del club dei miliardari ce li ritroviamo sui giornali a parlare delle questione morale. È davvero incredibile».
E il centrosinistra?
«Forse hanno imparato la lezione. Nel ’94, nonostante le aspettative, Occhetto non riuscì a beneficiare di Mani pulite. Sarà per questo che Fassino sembra rendersi contro del problema. Speriamo solo che, a differenza di quel che è accaduto con Tangentopoli, non ci vogliano dieci anni prima di aprire gli occhi».