Potenza, i giudici querelano il pg: "Fuga di notizie? Accuse gravi"

Nervi tesi tra i magistrati lucani dopo la relazione del procuratore generale sugli eccessi degli inquirenti. <strong><a href="/a.pic1?ID=165818">Avvocati contro il pm Woodcock e il gip Iannuzzi</a></strong>. E il Garante fa marcia indietro: &quot;<strong><a href="/a.pic1?ID=166052" target="_blank"><font color="#ff6600">Non mi dimetto, cambiamo la legge</font></a></strong>&quot;

Roma - «Il clima pesante che c’è a Potenza non vede la Procura tra i responsabili - dice al Giornale il procuratore capo, Giuseppe Galante -. Da 2 anni viviamo un’aggressione continua e persecutoria da parte della Procura generale. Ho querelato a Roma il Pg per le sue dichiarazioni, chiedendo di individuare tutti i reati ravvisabili. Questa storia deve finire!». Altre due querele a Vincenzo Tufano arrivano dal pm Vincenzo Montemurro e dal gip Alberto Iannuzzi.
I nervi saltano, dopo la pubblicazione sul Giornale di ieri delle accuse rivolte lunedì dal pg Tufano al capo della Procura Galante, ai sostituti John Woodcock e Montemurro e a Iannuzzi, in un’audizione al Csm per l’istruttoria sulle toghe lucane che potrebbe portare a diversi trasferimenti d’ufficio. Decisioni, conferma Palazzo de’ Marescialli, che la Prima Commissione deciderà probabilmente il 2 aprile.
Protesta ufficialmente Tufano per la «gravissima fuga di notizie». Ma gli altri contrattaccano. Galante definisce «mortificanti, arbitrarie e insultanti» le sue dichiarazioni. Montemurro, «amareggiato», presenta querela per calunnia, diffamazione e rivelazione di segreto d’ufficio a Milano e a Roma e a Catanzaro si autodenuncia perché s’indaghi sulle «false colpe che mi vengono mosse». «Non accetto da nessuno - dice - lezioni sulle regole di correttezza». Iannuzzi è «sconcertato» dalle critiche del Pg, che non ha su di lui «alcun potere di vigilanza», chiede al Csm di essere sentito «con urgenza» e si riserva «di agire nelle competenti sedi istituzionali, per chiarire i fatti e tutelare la propria immagine professionale». L’unico a tacere è il «padre» di Vallettopoli, Woodcock.

Da Roma, il vicepresidente del Csm Nicola Mancino spiega che, per ora, non si è deciso di trasferire nessuno e che si sta ancora lavorando (ieri sono stati ascoltati i pm di Potenza Claudia De Luca e Anna Gloria Piccininni e si è chiusa la prima fase istruttoria). Ma ammette: «Di certo, l’armonia non regna in Basilicata». Il Csm, aggiunge Fabio Roia di Unicost, «vuole soltanto riportare tranquillità».
L’atmosfera a Potenza è incandescente anche per l’ispezione in corso del ministero della Giustizia, seguita all’inchiesta della Procura di Catanzaro che coinvolge magistrati di Potenza, da Galante al sostituto Felicia Genovese, e di Matera, a incominciare dal procuratore capo Giuseppe Chieco. Ed ecco una nuova indiscrezione: nell’audizione al Csm Tufano ha difeso Chieco, per il suo modo di gestire l’ufficio, quanto ha criticato Galante, pur non entrando nel merito delle accuse dei Pm calabresi.

Il Pg si dice ora «sbalordito» per le sue dichiarazioni pubblicate dal Giornale e, in una conferenza stampa, annuncia una lettera a Mancino per chiedere che vengano esaminati «tutti i profili, compreso quello penale», della vicenda. Peraltro, non smentisce nulla e con una frase conferma il clima di attrito tra i magistrati potentini: «Da questo ufficio non è uscito niente. L’unico posto dove non c’è fuga di notizie è questa stanza. Dopodiché, la mano sul fuoco non ce la metto per nessuno». Tufano dice che lui fa solo il suo dovere: vigilare «sul rispetto delle regole da parte di tutti, il rispetto della libertà, della privacy dei cittadini, del principio di terziarietà».
Il pm Montemurro sfoggia serenità, pur dicendo che «un principio di civiltà giuridica imporrebbe il contraddittorio prima della diffusione di determinate notizie». Ma querela Tufano. Dice di aver «sempre lavorato senza guardare in faccia nessuno», ma delle critiche del Pg non è stupito. «Sono dichiarazioni che appartengono alla storia del nostro ufficio, sulla quale gli organi competenti erano già stati informati e chiamati a pronunciarsi». E ricorda quelle fatte dal Pg all’inaugurazione degli anni giudiziari. A gennaio Tufano ha criticato l’eccesso di intercettazioni della Procura di Potenza: nell’ultimo triennio durata di 109 anni, costo complessivo di 6,4 milioni di euro, più altre spese. Montemurro precisa: «Abbiamo richiesto delle intercettazioni, ma ci sono state anche concesse». Iannuzzi reagisce con foga. «Del tutto prive di fondamento e perciò contrarie alla verità, nonché gravemente lesive del prestigio della funzione svolta, le accuse di mancanza di autonomia nei rapporti con alcuni Pm. Falsa e fantasiosa l’affermazione di aver deciso l’arresto di Vittorio Emanuele di Savoia dopo poche ore dalla richiesta del Pm».