Potenza, la Procura che spia e arresta di più

Woodcock già criticato anche dai suoi superiori per le indagini troppo spettacolari

nostro inviato a Potenza
L’ultima ispezione ministeriale risale a febbraio, quando tre ispettori del ministero della Giustizia guidati da Gianfranco Mantelli hanno controllato alcuni procedimenti pendenti in procura. Gli esiti della verifica su tre Pm sono ancora coperti dal «top secret». Del resto, il clima è rovente tra azioni disciplinari, esposti, statistiche dirompenti, battaglie tra magistrati con Csm, reprimende del procuratore generale Vincenzo Tufano, con gli ispettori del ministero della Giustizia che tengono monitorata l’attività della Procura di Potenza.
L’ultima inchiesta da prima pagina dei magistrati lucani, ieri un ministro, ieri l’altro Anna La Rosa oggi Vittorio Emanuele, nasce in una situazione difficile, conflittuale. E che Potenza sia nel bene o nel male un’anomalia nel panorama giudiziario regionale lo dicono le statistiche sul boom delle intercettazioni raccolte con puntiglio da Tufano che le ha spedite da tempo al procuratore generale della Cassazione a Roma. Vediamo. In Procura a Potenza si spendono quasi 1,5 milioni di euro annui in intercettazioni. Significa che ogni giorno, domeniche comprese, l’esborso ammonta a 4.089 euro. Una massa investigativa che non ha uguali in Regione visto che moltiplicando le utenze interessate per i giorni sotto controllo si arriva a 19.185 giorni all’anno.
Qualche raffronto. A Matera la spesa crolla ad appena 200 euro al giorno con solo 61 intercettazioni compiute. Fuorviante sarebbe il paragone con la procura di Lagonegro dove le intercettazioni sono, anzi è stata l’anno scorso una sola. Insomma, come mai tutte queste intercettazioni? Difficile dirlo. A Matera c’è infatti un numero maggiore di procedimenti aperti (6.898 contro i 5.077 di Potenza).
Di sicuro a Potenza l’attività dei sostituti procuratori spesso non trova conferma davanti ai giudici. Lo dicono anche qui i numeri: delle 197 ricorsi al Tribunale della libertà contro provvedimenti cautelari, ben 139 sono stati accolti. E anche le sentenze di condanna non sembrano suffragare il super lavoro della procura di Potenza visto che il più alto numero di condanne va a Matera con 132 sentenze contro le 99 di Potenza.
Chi utilizza spesso le intercettazioni come principale strumento di prova è proprio il sostituto procuratore Henry John Woodcock. Indispettendo talvolta i suoi superiori. Come nel dicembre del 2004 per l’inchiesta «Iena 2» quando sempre Tufano nella sua relazione in apertura dell’anno giudiziario stigmatizzò la spettacolarizzazione dell’inchiesta su presunte collusioni tra mafia-politica-affari che, a suo dire, offre un’immagine distorta della regione: «La Basilicata non è un’isola felice ma non è neanche in mano alla criminalità organizzata». Sulla stessa linea la Camera Penale della città che lo scorso autunno ha mandato al Csm e al Guardasigilli un esposto di 82 pagine su presunte irregolarità compiute dai magistrati della Procura. Tanto che il procuratore capo diffuse un comunicato per replicare punto su punto. Ma il clima non è sereno.
Il presidente della Camera Penale oggi difende Vittorio Emanuele nel procedimento aperto da Woodcock e sempre nell’operazione Iena 2 finì arrestato proprio su disposizione dello stesso Woodcock. Anche qui intervenne il Riesame che annullò la misura cautelare. La Procura ricorse in Cassazione vedendosi respinta l’istanza. Insomma un giro visto spesso: il Pm chiede il carcere per un indagato, il Gip dispone e poi il Riesame azzera la misura.
Oggi in molti, a iniziare da Gianfranco Fini, invocano un intervento del Consiglio superiore della magistratura. Ma da palazzo de’ Marescialli su Potenza e la Basilicata non parte alcuna iniziativa. In città invece il procuratore capo Giuseppe Galante difende le indagini dei suoi sostituti. A iniziare da quelle su Vittorio Emanuele: «Si tratta di un’inchiesta delicata, che al di là dei nomi che propone, riguarda reati molto gravi, rispetto ai quali è stato raccolto un amplissimo materiale probatorio».