Potenza: le telefonate che accusano il deputato dell’Ulivo

Nelle carte del pm Woodcock le intercettazioni di Margiotta (Margherita) che rivelano la rete di intrecci tra politici, magistrati e forze dell’ordine


nostri inviati a Potenza

Le telefonate della signora Luisa Fasano, capo della Squadra Mobile di Potenza, sono già agli atti del processo. Per quanto riguarda quelle del marito, il deputato Salvatore Margiotta (Margherita), il gip Alberto Iannuzzi ha chiesto alla Camera l’autorizzazione a utilizzarle nel procedimento che vede il parlamentare dell’Ulivo indagato per falso ideologico; la consorte, invece, è accusata di peculato e rivelazione di segreto di ufficio. L’inchiesta del pm Henry John Woodcock è il risultato di due filoni apparentemente distanti: quello che portò in carcere il discusso faccendiere Massimo Pizza, e quell’altro, di Vallettopoli, nel quale il nome della Fasano emerge per un sms di «ringraziamento» inviato sul suo cellulare dall’attore Raoul Bova al termine dell’interrogatorio in procura.
Le chiamate oggetto d’indagine sono parecchie e denoterebbero - secondo l’accusa - una serie di «irregolarità» commesse dai coniugi Margiotta «per il perseguimento di fini personali», nonché una «rete» fittissima di rapporti con esponenti del centrosinistra, amministratori locali, magistrati lucani, appartenenti alle forze dell’ordine. Le telefonate «incriminate» sono numerose, eccone alcune. Si comincia con la richiesta d’interessamento che il marito-onorevole fa alla moglie-poliziotta per far cancellare due multe, per eccesso di velocità, all’autista del deputato ricorrendo - sospetta il gip - a una attestazione di comodo per «motivi istituzionali» non meglio specificati su carta intestata della Camera dei Deputati. In una delle due occasioni l’auto blu di Margiotta viene pizzicata a Fiano Romano, due passi da Roma, e la donna parla direttamente con un funzionario della Stradale. Il 5 giugno, alle 11.40, la Fasano si presenta e dice: «Mamma mia, ti sei beccato mio marito, è una cosa incredibile. Recidiva aggravata, eh?». Il poliziotto: «Pure? non me lo dire, per favore». F: «Ne fanno di tutti i colori, corrono sempre». P: «Tanto gli abbiamo dato le indicazioni su come fare (...). Giusto la rottura di perdere qualche minuto qua e di scrivere due righe su carta intestata per il ricorso (...). Purtroppo non posso neanche mandarlo via, nonostante capisco il motivo istituzionale, però purtroppo quando c’è altra gente mi metterebbe in difficoltà (...). Per cui purtroppo le carte bisogna anche noi... metterle a posto». F: «Certo, è il nostro mestiere mettere le carte a posto (ride). Mamma mia, va benissimo. Sei stato gentilissimo». P: «E allora, con la carta intestata della Camera basta mettere che per motivi istituzionali stavano raggiungendo Roma... e questo annulla ogni problema, d’accordo?».
Sintetizzando la conversazione del parlamentare con la Fasano, il Gip riporta le parole del deputato: «Margiotta riferisce di aver parlato con un vicequestore aggiunto a cui ha detto di essere marito di una collega e commenta che, anche in questo caso, bisogna fare la stessa cosa col ricorso al prefetto (...). Margiotta aggiunge che in Prefettura a Roma ha amici e “può fare”. In chiusura di conversazione il deputato si rammarica per il fatto di dover provvedere alla guida del veicolo in prima persona quando il giovedì successivo tornerà a Potenza».
Sempre a giugno il Gip mette in evidenza «l’interessamento della Fasano, ancora una volta dietro l’esplicita richiesta del di lei coniuge Margiotta, per una pratica di rilascio di un porto d’armi in favore di tale avvocato (...)». Un attivismo sospetto, secondo il gip Iannuzzi, tant’è che «gli elementi necessari a una completa e dettagliata ricostruzione dei fatti sono contenuti nella conversazione tra la Fasano e il funzionario in questura, ma anche e soprattutto in sette conversazioni intercorse tra i coniugi Margiotta» coperte da guarentigie parlamentari. Il magistrato cita poi l’interessamento del deputato per il trasferimento da Napoli a Potenza di un vigile urbano. «Parlano ancora della figlia di tale P., vigile urbano - scrive il gip - che ha chiesto il trasferimento. Il vigile ha chiesto una mano al marito della Fasano, il quale a sua volta ha chiesto alla moglie se fosse lei in grado di dare una mano alle persona in questione». In un’altra telefonata, annota il gip nella sintesi, «il marito chiede alla Fasano se lei riesce a sapere qualche cosa in più circa l’operazione della Gdf di Potenza che ha portato al sequestro di diversi immobili di proprietà di due imprenditori potentini per truffa all’unione europea per 28 milioni di euro». E ancora. Il gip si incuriosisce per le «confidenze» che i coniugi Margiotta si scambiano «sull’esistenza di un’attività di indagine sulla scomparsa di Elisa Claps», una ragazza di 16 anni svanita nel nulla a Potenza il 12 settembre 1993, e mostra particolare attenzione sulla chiacchierata che la Fasano «venendo meno ai suoi doveri di riservatezza» fa con un collega siciliano riguardo all’elezione di domicilio del procuratore generale di Potenza. «Per una denuncia che si è beccato per diffamazione da parte dei pm Woodcock e Montemurro, cioè tu, ti rendi conto andare dal procuratore generale a fare un’elezione di domicilio. Ma ti rendi conto?».
La poliziotta si dilunga poi su un affresco a tinte fosche della procura potentina. Ecco il suo sfogo: «Guarda, ma lì è tutto uno schifo (...). Stallo totale, più casini, e in tutto questo sguazza Woodcock perché poi quando senti parlare presidenti di Csm, Mancini vari, giustamente ti dicono: “In tutto questo, quello è bravo, quello è serio”. Hai capito qual è il problema. Quello è il grande dramma nostro, che gli devi pure da’ ragione, perché poi vagli a di’ le porcate che fa, di fatto (Woodcock, ndr) è l’angelo della situazione, è l’unico serio, è l’unico che non si è mai immischiato con tutti questi. È sempre stato fuori perché è dritto (...), mentre gli altri si dicono le peggiori schifezze l’uno contro l’altro, questo non va mai a pranzo con nessuno, non fa mai sconti, persegue obiettivi in maniera molto più concreta di loro. E nisciuno gli può di’ niente, alla fine. Hai capi’?».